Pensando al mio obiettivo, facilitare e rendere chiaro un messaggio, ho sentito il bisogno di capire fino a che punto alcuni argomenti siano entrati nella vita delle persone con le quali interagiamo quotidianamente…

Negli ultimi anni, la rete mi ha aiutato spesso a trovare delle risposte, altre volte a scatenare in me delle domande molto interessanti.

Per poter parlare di coaching avevo bisogno di sapere fino a che punto fosse conosciuto, chi potesse esserne interessato, che cosa avesse bisogno di essere chiarito; quindi anche questa volta mi sono seduta comodamente di fronte al mio amato computer, sono entrata in internet ho scritto “coaching” su un motore di ricerca e sono usciti circa 290.000 risultati…

teoricamente si dovrebbe trattare di qualcosa di ampiamente condiviso, il cui significato possa essere chiaro o relativamente chiaro ai +… non è proprio così, ho fatto un sondaggio, abbastanza “casalingo” ho chiesto alle persone che incontravo, in modo casuale, se conoscessero la professione del coach.

La maggior parte associa la parola coach allo sport, qualche altra ne ha sentito parlare nell’ambito aziendale/professionale, ad altri ancora non è chiara la differenza per esempio tra un coach e un counselor

Wikipidia a tal proposito recita:
Il coaching è una strategia di formazione che parte dall’esperienza di ciascuno e opera un cambiamento, una trasformazione che migliora e amplifica le proprie potenzialità per raggiungere obiettivi personali, di team e manageriali. È un processo che offre al cliente strumenti che gli permettono di elaborare ed identificare i propri obiettivi e rafforzare la propria efficacia e la propria prestazione. Il cliente che si affida al coach ha delle potenzialità latenti e tramite il coach impara a scoprirle e ad utilizzarle. Il coach dunque è un facilitatore del cambiamento, è una persona che stimola e indirizza le energie del cliente e lo aiuta a prendere consapevolezza delle sue potenzialità.

…e dato che io sono molto curiosa, ho voluto conoscere la provenienza di questa parola e la sua origine; ha provenienza francese coche, carrozza (derivato a sua volta dall’ungherese Kocsis o dal ceco Koczi). NelXVI secolo “coche” identificava un mezzo di trasporto trainato da cavalli e condotto da una guida: il cocchiere. Il termine anglosassone invece rinvia il coaching all’ambiente sportivo.

Negli Stati Uniti, il coach nasce per sviluppare e incrementare la prestazione sportiva, il coach non solo guidava la squadra, la allenava, ma la seguiva dal punto di vista emotivo, la stimolava, creava spirito di gruppo per affrontare gli avversari con maggiore carica e sicurezza. Attraverso la guida costante del coach i giocatori e il team sviluppavano quelle capacità e competenze che rendevano il gruppo stesso motivato e forte capace di raggiungere gli obiettivi attesi.

Negli anni ‘80 la figura del coach si apre all’ambito aziendale, in realtà si trasforma il ruolo del Mentore, figura positiva che educa e consiglia; negli anni ‘90 la figura del coach compare nelle imprese e inizia ad avere un ruolo definito e riconosciuto. In Italia è nel 2003 a Stresa, che viene indetta la prima conferenza internazionale a cui partecipano 400 coach provenienti da tutta Europa. Fino ad allora era vista come una novità ed una moda nel campo dei direttori della formazione, ma praticamente sconosciuta alle altre professioni.

Sir John Whitmore è stato riconosciuto come il padre del business coaching ed il professionista che ha maggiormente sviluppato questa tecnica divenuta oramai una professione. Attraverso il coaching si rafforza la consapevolezza e la responsabilità personale che permettono uno sviluppo globale della persona o del gruppo che a sua volta influenza il contesto di riferimento e la società stessa. Altro contributo importante è stato dato dal californiano W. Timothy Gallwey che scrisse negli anni 70 una serie di libri, nei quali proponeva il coaching applicato a molti campi: sportivi come il tennis, il golf, lo sci e la musica, ma anche lavorativi; le sue indicazioni poi sono state applicate anche al campo degli affari, della salute, dell’educazione.

Per avere altre informazioni “tecniche” wiki sa tutto!

Il mio incontro con il coaching è avvenuto nel 2005. Come? Risalire all’origine è sempre complicato, guardare a ritroso, dal punto di vista del presente chiarisce molte cose, di sicuro la motivazione è partita dal bisogno di entrare in relazione con mio figlio, sempre lui!

Già da allora avevo il “vizio” di cercare in rete e avevo un tremendo bisogno di trovare nuove chiavi di comunicazione, noi “normodotati” abbiamo la convinzione di “sapere” e cerchiamo di trovare e superare i limiti degli altri – senza voler generalizzare – ci sono anche tanti esseri umani che hanno acquisito la capacità di ascoltare e rimettersi in discussione. Di fatto, io fremevo, la comunicazione facilitata aveva aperto un canale e non volevo perdere l’opportunità di proseguire su quel cammino, mi sentivo impreparata, molto impreparata, la prima parola chiave, quella che mi ha stuzzicato è stata “memorizzare” quali processi la nostra mente metteva in atto, quale area del cervello era deputata a questo etc etc. Una società denominata NLP italy organizzava dei percorsi formativi su questo argomento e altri correlati, a Milano. Ero molto impaurita da qualcosa che io pensavo lontano, irraggiungibile, mi sentivo impreparata eppure sapevo che, male che andasse, avrei perso un paio di week end.

Intrepida sono partita e mi sono confrontata con un mondo che pensavo lontano e che invece ho scoperto essere tranquillamente alla mia portata.

In quel contesto ho incontrato la programmazione neurolinguistica. Quella società è stata una delle prime in Italia a portare la PNL e certificarla. Claudio Belotti, Alessio Roberti e Francesco Martelli, erano i 3 soci; erano stati certificati dai fondatori del movimento Richard Bandler e John Grinder. Non è di pnl che voglio parlare ora, wiki sa essere sufficientemente esaustivo per chi voglia approfondire, è solo capire il “gancio” che mi ha portato al coaching.

Nell’ambito della Programmazione Neurolinguistica si formavano le figure del coach, life, corporate e mondo sportivo. Contemporaneamente la regione Veneto aveva promosso un percorso di “coach in azienda” a Verona tenuto da 2 formatori che avevo conosciuto da poco Corrado Docente e Gianluca Cacciari. Quindi iniziai nel febbario 2005 a Verona e nell’aprile 2005 a Vicenza (PNL) un percorso parallelo, solo con assunti di base abbastanza diversi. Era un viaggio appena iniziato e la meta ancora lontana, mi concedevo l’opportunità di cambiare itinerario se ne avessi sentito la necessità, era importante restare in ascolto, sentire come risuonassero le cose che stavano accadendo e che stavo incontrando… ed esercitare l’arte del discernimento, cosa molto difficile.

A metà percorso nell’ambito PNL decisi di cambiare rotta, quello che avevo appreso da quel tratto di strada era stato fondamentale ma il mio sentire mi portava altrove.

Avevo capito che io volevo relazionarmi agli altri esseri umani in modo diverso, forse partiva dal lavoro su di me, da chi ero io e da come vedevo/percepivo gli altri esseri umani.

Quello che mi ha fatto innamorare del coaching è stata la convinzione che attraverso i suoi strumenti ogni essere umano può trovare le risorse di cui ha bisogno e diventare un essere libero e indipendente. Ho sperimentato io per prima tutto questo, ho fatto ordine nella mia “casa” e c’era tutto! qualcosa era stato relegato in soffitta, qualche altra cosa in cantina, altre magari pronte per essere buttate… c’erano anche dei pezzi di design che mancavano… e ho scoperto che avevo quello che mi serviva per acquisirli!

Ho sperimentato il coaching in ambito professionale e personale con risultati straordinari; ho voluto specializzarmi nell’ambito del Corporate Coaching, 20 e + anni in una grande azienda mi hanno fatto capire che c’è bisogno di aiuto per condurre altre persone a dei risultati.

Gestire un gruppo di professionisti è stato stimolante e a volte difficile. Ho dovuto rivedere costantemente il mio ruolo e re-inventarmi per essere efficace nelle relazioni con i miei interlocutori a tutti i livelli.

Ho scelto la strada dell’Antroposofia, a me più congeniale, come mai? Dallo studio della mia biografia colgo un sottile filo rosso che mi ha portato dove sono e i continui confronti con persone che hanno scelto questo mio stesso percorso mi confermano la scelta. Il mio mentore è anche il mio coach, lui ha saputo con grande professionalità aiutarmi a mettere ordine nella mia “casa” e la mia volontà è di poter essere la stessa cosa per chi abbia voglia di scoprire i propri talenti e soprattutto metterli a frutto.

Il mondo del coaching, i 290.000 risultati in rete lo dimostrano, è vasto e ci saranno coach fantastici e altri un po’ meno. Questa è la vita.

La cosa importante secondo me è capire che affrontare un lavoro su se stessi non significa andare da qualcuno per farti dire quello che devi fare e come lo devi fare. NO! significa aprire tutte le porte, le finestre e far uscire tutto quello che non serve + per lasciare spazio al nuovo. Il ruolo del coach, dal mio punto di vista, è quello di accompagnare/facilitare al cambiamento, all’evoluzione individuale. Parte tutto da una domanda, una semplice domanda che ognuno di noi si fa e alla quale spesso non sa dare risposta. A volte sappiamo solo di provare una sofferenza interiore, qualcosa a cui non siamo in grado di dare giustificazione, un malessere che cerchiamo di coprire con il rumore. Un rumore fatto di cose materiali per riempire, di gente per non sentire la solitudine interiore che ci tormenta…

Approfondire attraverso l’antroposofia mi ha permesso di andare ancora un po’ più in profondità, ne avevo bisogno io, ora penso di aver acquisito qualche strumento utile anche ad altri, perché no!
Nell’ambito del coaching tanti sono gli argomenti e le attinenze, sto imparando ad esercitare l’arte della pazienza, a onore del vero a me poco congeniale, eppure così efficace.
Motivare, delegare, risolvere un problema, costruire un gruppo, Problemi relazionali, Lavoro di squadra, conflitti, questi alcuni degli argomenti che mi piacerebbe poter ampliare e lo farò, con pazienza…