Nel lungo percorso di ricerca di nuovi canali di comunicazione, la scoperta importante che ha cambiatola vita a me e Martino è stata la Comunicazione facilitata, chiave di volta del nostro cammino. Approccio controverso e in alcuni casi non efficace, ma per noi assolutamente illuminante, ci ha fatto entrare in un mondo totalmente nuovo, sconosciuto, faticoso, doloroso.

Pensavo di conoscere mio figlio, quanto mi sbagliavo.

Ho impiegato anni a rivedere chi era lui, chi ero io; a rivedere i rapporti con le persone con le quali ci relazionavamo, a ristabilire equilibri che pensavamo consolidati e a scoprire che la maggior parte delle “anomalie” comportamentali erano difese e che la sua forma pensiero era semplicemente strutturata in modo diverso dal nostro; quindi azioni e reazioni erano inevitabilmente discordanti e spesso imprevedibili.

I canali percettivi e sensoriali reagivano agli stimoli con modalità sconosciute e trovare un modo di traslare le nostre esigenze alle sue e viceversa prevedeva una chiave di interpretazione, un linguaggio tutto da costruire.

Ecco quella, che per lui era una favola:
L’angelo che non avrebbe voluto parlare

C’era una volta un angelo che su in cielo, si era dimenticato chi era e non si comportava molto bene, molto spesso scherzava e mancava di rispetto agli angeli più grandi.

Era arrogante e presuntuoso, allora un giorno suo padre gli disse che era il momento di modificare, gli disse che avrebbe dovuto lottare in un corpo che aveva molti problemi, così lo rispedì sulla terra.

Subito lui si arrabbiò molto e decise di non lottare, ma gli anni passavano e la sua vita era molto triste perchè lui non poteva godere la sua vita, ma soprattutto perchè le persone che amava di più gli avevano insegnato che lottare era importante e che non ci si deve arrendere mai.

Allora un giorno lui decise che era ora di cominciare, era tutto molto duro e a volte pensava che non ce l‘avrebbe fatta mai. Suo padre però non lo aveva abbandonato, e vedendo l’impegno lo aiutò e fece in modo che lui incontrasse tanti angeli che credettero in lui e lo accompagnarono nel suo cammino.

Alla fine l’angelo arrogante e presuntuoso aveva imparato ad essere umile, leale e a non prendere più in giro nessuno, non è stato facile ma lui sapeva che doveva non per gli altri, ma per sé stesso.