Mi sono chiesta, in molteplici occasioni, per quale motivo spiegando la stessa cosa, a + persone, avevo da ognuna di loro risposte differenti… eppure avevano ascoltato tutte insieme…

Ho iniziato ad osservare, ascoltare, percepire in modo + profondo per meglio comprendere cosa accadeva, per quale motivo ogni persona parafrasava le cose in modo diverso, sia in termini di linguaggio che di comportamento.

Ho imparato a ri-considerare anche le mie parole e i miei comportamenti e cercare di trovare un diverso linguaggio/comportamento per entrare in una relazione + efficace con i miei interlocutori.

Per meglio comprendere i meccanismi, c’è bisogno di capire come funziona il nostro computer… il cervello dell’essere umano, interagisce con il mondo esterno e il resto del corpo attraverso i sensi, che funzionano tramite ricettori specializzati e organi di senso distribuiti nel corpo e nella testa.

I sensi forniscono le informazioni su cui ci basiamo per costruire i modelli cognitivi di noi stessi e del mondo che ci circonda… vista, udito, tatto, olfatto e gusto, si traducono per la PNL (Programmazione Neuro Linguistica) in canali sensoriali: visivo, auditivo, cinestesico, olfattivo e gustativo.

Le nostre rappresentazioni della realtà sono un insieme di immagini, suoni e sensazioni che vengono comunicate attraverso il linguaggio con espressioni del tipo:
vedo chiaramente ciò che dici”; “sono tutto orecchi” o “ho una brutta sensazione”. “Hai afferrato?”

Attraverso le parole parliamo di noi, di come noi percepiamo quello che viviamo e ci relazioniamo con persone che a loro volta esprimono loro stesse.

Ciascuno di noi ha un sistema prevalente sugli altri, quindi una sorta di autostrada, una via maestra che ci conduce velocemente e direttamente laddove vogliamo andare, rispetto agli altri – sistemi – che potremmo paragonare a delle strade statali – quante distrazioni, rallentamenti, lavori in corso…

Immaginiamo che io percepisca il mondo principalmente in modo cinestesico
il mio interlocutore è un auditivo… mi racconterà la storia dell’orso per ore, forse anche beandosi del suono che produrrà la sua voce.
Il rischio che correrò, se nella spiegazione orale non ci saranno degli esempi concreti/tangibili/misurabili, sarà quello di non ricordare buona parte di quello che ho sentito; oppure se avessi il canale preferenziale visivo, il racconto dovrebbe essere sostenuto da una bella presentazione corredata da immagini, colori, simbolismi, in modo da registrare le cose che vedo a sostegno delle parole che sento

Può sembrare una banalità, eppure accade spesso, in mille situazioni: nella vita professionale, nella vita di relazione, a scuola; quante volte alcuni bambini non riescono proprio a stare tranquilli e attenti?
Semplicemente cambiando/integrando il modo di esprimerci, potremmo ampliare la comprensione di quello che stiamo comunicando. Ascoltare, comprendere quali siano le modalità di espressione di chi ci sta di fronte, accrescerebbe la qualità della comunicazione che stiamo producendo.

In PNL tutti quei meccanismi fisici, quei sottili comportamenti vengono chiamati “segnali di accesso” e sono associati all’attivazione di un certo sistema rappresentazionale; individuare questi segnali ci consente di comprendere immediatamente quale sia il canale che il nostro interlocutore privilegia per pensare e quindi comunicare. Alcuni esempi di segnali di accesso sono movimenti oculari, tono e cadenza della voce, postura, gesti, andamento del respiro etc etc.

Quando le persone comunicano, inviano una serie di segnali specifici per ciascun sistema rappresentazionale, alcuni cambiano da persona a persona, è importante quindi che l’ascolto sia comunque molto profondo.

Ovviamente sto semplificando parecchio, mi riservo di creare una bibliografia relativamente a questo e ad altri argomenti che la PNL approfondisce e che, a mio avviso, sono veramente fondamentali per una comunicazione di qualità.

Comunicare? Come? Attraverso il linguaggio! In un certo senso potremmo asserire che il linguaggio è il filo rosso che lega e collega le rappresentazioni sensoriali.

Il linguaggio include molti aspetti della codificazione e della comunicazione è sia una rappresentazione dell’esperienza che un modo di comunicare i pensieri che la riguardano. La lingua parlata è una caratteristica unica della razza umana ed è considerata uno dei fattori chiave che ci distinguono dagli altri esseri viventi, Sigmund Freud, ad esempio, considerava le parole come strumento fondamentale della coscienza umana e che, in quanto tali, avessero dei poteri speciali.

Lui sosteneva che …”le parole e la magia erano in principio una cosa sola, e che anche oggi le parole conservano gran parte del loro magico potere. Usando solo parole uno di noi può dare ad un altro la più grande felicità o causare la più profonda delle disperazioni; con le parole l’insegnante trasmette la propria conoscenza agli studenti; con le parole l’oratore cattura il pubblico e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole evocano emozioni e sono lo strumento universalmente utilizzato per influenzare i nostri simili”.

Nella “La struttura della magia”, il primo libro che i due co-fondatori della PNL R. Bandler e J. Grinder hanno pubblicato, gli autori definiscono alcuni principi che stanno dietro all’apparente magia del linguaggio a cui Freud fa riferimento… in estrema sintesi descrivono il linguaggio come lo strumento per rappresentare o creare modelli della nostra esperienza, oltre che come mezzo per comunicare con gli altri.

A tal proposito Aristotele ha descritto la relazione tra parole ed esperienza mentale in questo modo:

“Le parole parlate sono simboli dell’esperienza mentale, e le parole scritte sono simboli delle parole parlate.

Proprio come tutti gli uomini hanno una grafia diversa, tutti producono anche suoni linguistici diversi, ma le esperienze mentali che queste parole direttamente simboleggiano sono le stesse per tutti, come lo sono anche le cose di cui le nostre esperienze sono le immagini.”

Quindi possiamo dire che le parole possono sia rispecchiare che dare forma alle esperienze mentali; questo le rende un potente strumento per il pensiero e per altri processi mentali, consci o inconsci che siano.

Il linguaggio, come parte fondamentale della nostra esperienza mentale, assume una struttura in parallelo a quella degli altri sistemi percettivi e può dunque accompagnare o anche sostituire esperienze e attività degli altri; questa implicazione fa si che “parlare di qualcosa” possa avere effetti che vanno ben oltre le nostre percezioni, spingendosi fino a crearle o cambiarle. Questo comporta un ruolo potenzialmente profondissimo e speciale del linguaggio nei processi di cambiamento e guarigione.

Attraverso le parole possiamo toccare aspetti profondissimi del nostro interlocutore, di cui non siamo consapevoli; basti pensare alle diverse interpretazioni che possono essere fatte di una parola.

Quante volte abbiamo usato una parola che ha generato reazioni inaspettate, unicamente perché il significato che noi gli attribuivamo era diverso da quello che gli attribuiva il nostro interlocutore?

Abbiamo usato un vezzeggiativo, pensando di essere carini e questo è stato vissuto come un insulto da parte del fruitore del messaggio? Perché quella parola, nella sua storia personale, era ancorata ad un cattivo ricordo.

Bibliografia:
L’evoluzione della pnl – R. Dilts, J. Delozier, D.Bacon Dilts, edizioni Alessio Roberti
L’Anima, Aristotele, Bompiani editore
La struttura della Magia, Bandler e Grinder, Astrolabio Ubaldini editore