Biografia Umana: 0-21, il mondo è buono, bello e vero
Lo sviluppo fino al 21mo anno di età, diventare adulti, prepararsi alla vita

Durante il primo settennio, la primaria attività dell’individualità umana è quella di plasmare il proprio corpo.

Per usare una metafora: acquistiamo una casa con una serie di caratteristiche di base, sia di architettura che di materiali; per fare in modo che questa casa sia veramente
la nostra casa”, apporteremo tutti quei cambiamenti che riterremo opportuni, per farla diventare veramente nostra. (acquisiamo un corpo fisico con il patrimonio genetico dei nostri genitori, l’ambiente e il vissuto contribuiranno alla trasformazione).

L’individualità umana ha il compito di trasformare/personalizzare l’impronta ereditaria per renderla unica, nel primo settennio vengono in un certo modo rinnovate tutte le sostanze, ed ogni cellula assume un carattere individuale; il segnale dell’avvenuta trasformazione è data dalla caduta dei denti da latte che manifestano la completezza del processo.

Il neonato è un grande organo di senso, tutto quello che è intorno a lui gli penetra dentro, egli mangia e cresce; la qualità della sua crescita è dipendente dal suo ambiente, da ciò che lo circonda.

Per usare una metafora è inverno, nevica, usciamo… per quanto possiamo essere coperti: cappotti, sciarpe, guanti… tenderemo a rabbrividire ad irrigidirci, poi entrati in casa, il camino scoppietta, ci avviciniamo e immediatamente proviamo un senso di benessere, ci rilassiamo…

Così è per il bambino, se potrà sperimentare influenze positive e piacevoli, si sentirà bene, rilassato, se invece le sue impressioni sensoriali saranno sgradevoli, si ritrarrà e il più delle volte le conseguenze saranno visibili solo + tardi.

Egli inoltre vive molto di immagini, di fantasie ha bisogno di poterlo fare e di sentirsi protetto; egli ha una totale fiducia nell’ambiente che lo circonda, per lui in questo momento della vita il mondo è buono. Buono perché si può avere fiducia in esso. È importante che la famiglia e chi vive intorno al bambino, consolidi questa atmosfera di fiducia, sia nei confronti dell’ambiente che degli altri esseri umani, permettendogli di vivere esperienze che glielo confermino.

E di cosa ha bisogno?

Ha bisogno di sentirsi apprezzato, amato, facilitato e protetto; condizioni queste, che la famiglia dovrebbe creare a favore del bambino, visto che dipende in tutto o almeno in buona parte dall’ambiente che lo circonda.

Per meglio comprendere, mi è rimasto in mente un esempio fatto in una delle pubblicazioni che parla di questo argomento; racconta della storia di una persona che all’età di 5/6 anni era uscito con la madre. Lei gli aveva detto che avrebbero fatto una cosa bella, sarebbero andati alla Fiera… si era ritrovato invece sulla poltrona del dentista.

Divenuto adulto, ricorda questo momento come il momento in cui la fiducia nella madre è crollata e questo aveva avuto gravi ripercussioni nella sua vita.

Questo è inoltre il periodo delle fiabe, attraverso un linguaggio semplice, per un certo verso ingenuo, ma vero, si possono rappresentare gli eventi della vita; il bambino ascolta le fiabe – non intellettualmente – con tutto il corpo, fin nell’espressione fisica, le vive proprio, se qualcosa lo spaventa si ritrae, se lo diverte salta di gioia… il lieto fine equivale al completo rilassamento.

Le fiabe hanno due compiti fondamentali: riflettere determinate tappe dello sviluppo umano e insegnare che dopo un momento di grande paura, il bene vince. È la prima esperienza di vita che farà maturare nel bambino la fiducia che anche se capiteranno cose gravi, alla fine risplenderà il bene.

Intorno ai 3, dopo aver adeguatamente sviluppato il sistema dei nervi e dei sensi, il bambino è pronto a sentirsi, a percepirsi, a vivere l’esperienza dell’Io sono – non più “Mario vuole” ma “io voglio”, inizio anche della ben nota fase dell’ostinazione infantile, il bambino ha bisogno di affermarsi.

Nel primo settennio domina l’impulso all’imitazione, non solo azioni visibili, ma anche sentimenti e pensieri delle persone che il bambino ha intorno a sé, egli impara senza compiere particolari sforzi, lo fa semplicemente imitando e l’imitazione per lui è un gioco.

Con lui sarà importante “fare/sperimentare” con lui; non serviranno nè discorsi morali, nè insegnamenti razionali; l’adulto, l’educatore diventeranno il modello da imitare… A tal proposito ecco cosa dice Rudolf Steiner:

Il peggio che si possa dare ai bambini sono definizioni, concetti rigidamente limitati, poiché questi non possono crescere, ma il bambino cresce insieme al suo organismo. Concetti viventi si ottengono se lo si introduce in quanto nel mondo è vivente nella natura. Egli acquista così concetti mobili e la sua anima può crescere in un corpo che cresce, come la natura

Quindi riassumendo, l’atmosfera di fondo in cui è auspicabile che i bambini crescano nei loro primi 7 anni di vita, è all’insegna de “il mondo è buono”, l’apprendimento avviene attraverso il processo dell’imitazione e lo sviluppo fisico è finalizzato alla maturazione del sistema dei nervi e dei sensi.

Il primo settennio subisce l’influenza planetaria della luna; sul piano fisico la luna governa la moltiplicazione e la crescita, sul piano interiore governa l’aspetto dell’imitazione.