Tutto è partito da questa frase:
 

Se uno legge un libro, crede di averlo capito fino in fondo, sebbene di quanto legge, possa percepire solo quello che si trova in armonia col suo stato di coscienza del momento. Che le cose stiano così, lo si capisce quando si rileggono certi libri dopo anni. La coscienza in questi anni si è ampliata, e quindi si capisce il libro “ancora meglio”.

Sto attraversando una fase di cambiamento molto importante della mia vita e la sto vivendo come un vero e proprio trasloco di abitazione; volente o nolente in quei casi sei obbligato a fare un bilancio, sotto tutti i punti di vista.
Cosa porto con me? Cosa lascio?
In questa selezione possono emergere alcune nostre qualità;
abbiamo accumulato una quantità di cose assolutamente inutili, occupando ogni anfratto della nostra casa, cantina e soffitta compresa?
Oppure abbiamo periodicamente ripulito, aggiornato e lasciato spazio a qualcosa di nuovo?

In ogni caso, trasferendoti, troverai cose che non fanno più parte della tua vita da più o meno tempo e con una certa tranquillità le cestinerai; ne troverai altre invece che risveglieranno situazioni rimaste in sospeso, che hanno bisogno di essere concluse e ti troverai a poterlo fare in un nuovo ambiente… da un diverso punto di vista, con una nuova consapevolezza.
Per la mia esperienza questo genere di cambiamento ne porterà a cascata una quantità incredibile di altri, nuovi incontri, nuovi ambienti, nuove situazioni e per metabolizzarli tempo e volontà sono ingredienti fondamentali.

Personalmente cambiare casa, ha significato ogni volta, un cambiamento sostanziale nella mia vita, quasi a delineare un percorso fatto di tappe e ognuna di queste, utile a raggiungerne una. Come se ogni abitazione ad un certo punto “risuonasse/vibrasse” ad una frequenza non più congeniale a chi ero diventata e sentissi il bisogno di adeguare anche l’ambiente.

Ripensandoci anche relazioni e amicizie subiscono gli influssi di questa legge, incontriamo persone che rimangono al nostro fianco per un periodo più o meno lungo nella nostra vita e poi spariscono, le strade si dividono e ognuno prosegue per il proprio cammino;
abbiamo portato il nostro contributo a volte positivo a volte no, uno nella vita dell’altro, per poi ritornare nella propria strada maestra.
A volte, inconsapevolmente, ci siamo resi disponibili ad “Insegnare” qualcosa di importante.

Quanto siamo consapevoli di quello che accade? Del fatto che una diversa consapevolezza attrarrà / ci farà incontrare – persone e situazioni – che come noi in quel momento particolare della nostra vita, vibrano alla stessa frequenza?

Partendo dalla fisica(wikipidia recita): “Nel 1665 il fisico e matematico olandese Christian Huygens, tra i primi a postulare la teoria ondulatoria della luce, osservò che, disponendo a fianco e sulla stessa parete due pendoli, questi tendevano a sintonizzare il proprio movimento oscillatorio, quasi che “volessero assumere lo stesso ritmo”. Dai suoi studi deriva quel fenomeno che oggi chiamiamo ‘risonanza’. Nel caso dei due pendoli, si dice che uno fa risuonare l’altro alla propria frequenza. Allo stesso modo e per lo stesso principio, se si percuote un diapason, che produce onde alla frequenza fissa di 440 Hz, e lo si pone vicino a un secondo diapason ‘silenzioso’, dopo un breve intervallo quest’ultimo comincia anch’esso a vibrare.”

Possiamo vivere questa legge o subirla, dipende da noi.
Quante volte abbiamo sentito di “risuonare” con un’idea o un’altra persona e ci sentiamo “alla stessa lunghezza d’onda”?

Invece che parlare della legge di attrazione, di come funziona, di cosa fare o non fare, la rete è piena di informazioni al riguardo; vorrei portare l’attenzione sul reiterarsi di comportamenti che oppongono resistenza al cambiamento.

Immaginiamo di essere ad un punto fermo della nostra vita, il lavoro è a un punto fermo, la nostra vita sentimentale stagna, i nostri amici sono latitanti. Siamo consapevoli che qualcosa deve accadere, siamo ad un incrocio, abbiamo due possibili percorsi.

Il primo è fare un elenco di tutte le criticità che concorrono a tutto ciò: la situazione economica è critica, la politica un vero disastro, tutti pensano a loro stessi, e la lista potrebbe essere infinita – in questo caso rimarremo nella vibrazione generale, quella in cui tutti quelli come noi faranno la lista e si lamenteranno di essere vittime di una situazione generale negativa. Un circolo vizioso… sto male e nessuno fa niente per farmi sentire meglio.

Il secondo percorso prevede invece di spostare il punto di vista, certo viviamo nello stesso ambiente, eppure ci sono persone che a differenza dei primi, trovano soddisfazione nelle piccole e grandi cose che vivono, che guardano alle difficoltà come opportunità di crescita e che sanno re-inventarsi e trovare un modo diverso e nuovo di vivere questa esperienza terrena, traendo il meglio da tutto quello che gli si propone loro. Ritengono di essere responsabili di ogni cosa accade loro, agiscono in funzione del loro obiettivo a prescindere dal contesto.

Una persona meravigliosa che ho conosciuto un giorno mi ha detto:

Quando stai vivendo una difficoltà grande o piccola che sia, ringrazia, ringrazia perché ancora tu non lo sai, ma quella esperienza sarà fondamentale per la tua vita a venire.

In estrema sintesi, abbiamo la libertà di decidere se rivestire il ruolo di vittima o quello di giocatore nella nostra vita.

A tal proposito, ho letto un libro molto interessante “Business consapevole” di Fred Kofman, Edizioni il punto d’Incontro.
Lui scrive:
Essere una vittima è bello, di solito si assume l’atteggiamento di vittima per proteggersi dalle responsabilità. Vogliamo proiettare una buona immagine di noi stessi, una immagine di successo, o almeno cercare di evitare di fare brutta figura. Agire come una vittima vuol dire tentare di nascondere la nostra incompetenza, così da sembrare più abili di quanto realmente siamo. Che ci piaccia o no, dobbiamo ammettere che molti di noi dipendono dall’approvazione altrui. Molti manager, per spiegare i risultati negativi ottenuti, danno la colpa a fattori economici come l’inflazione, la deflazione, le tasse, i concorrenti, il cambio di valuta, qualunque situazione, dalla più tremenda alle più comuni, può essere spiegata sia dal punto di vista del determinismo sia da quello del libero arbitrio. È la libertà che contraddistingue un essere umano da tutti gli altri esseri viventi; essere un uomo vuol dire avere la capacità di scegliere.
È forse il modo più importante di decidere se vivere come una vittima o come un giocatore.

e sempre nello stesso libro . . .

“Per potere avvolgere tutta la terra, e nasconderne le asperità
dove potremo trovare tutte le pelli necessarie?
Ma se proteggte i vostri piedi con morbidi calzari allora tutto il mondo sarà come coperto
dal più soffice dei tappeti.
Allo stesso modo non possiamo mai alterare il corso degli eventi
ma addestrando la nostra mente a reagire a essi di cosa potremmo ancora soffrire?”

Shantideva, La Via del Bodhisattva

Ho capito nel tempo, che essere giocatore prevede una presenza costante alle cose che accadono nella tua vita.
Certo sarebbe molto più comodo delegare ad altri decisioni e responsabilità, ma è una comodità che non paga.
Un genitore conosce molto bene la differenza tra un si di comodo e un no da motivare;
se insegnare al proprio figlio a pescare oppure a dargli tutti i giorni un pesce …

C’è un pensiero che spesso affiora nella mia mente, esaliamo il primo respiro nella nostra vita da soli e sarà la stessa cosa con l’ultimo, quando lasceremo questa dimensione.

Che cosa ci impedisce di assumerci la responsabilità della nostra vita, delle cose che ci accadono?
Che cosa ci impedesce di essere attori protagonisti invece che comparse?