Ho avuto modo di partecipare la scorsa settimana al primo modulo di un percorso di Corporate Coaching particolarmente interessante a Sirmione.
Il tema era “Le facoltà dell’essere coach tra compito evolutivo e talento”:
animatori Annemarie van der Meer /Olandese e Corrado Docente.
 
Cosa si intende per talento?
Ognuno di noi ha delle qualità personali che ci caratterizzano già dall’infanzia; per usare una metafora informatica, una dotazione di default.
A me piace considerarli “doni”!
Si manifestano come una naturale attitudine, ci risulta facile fare alcune cose che per altri è più difficile, e siamo apprezzati per questo.
I nostri talenti ci offrono la possibilità di mostrarci e distinguerci dagli altri.
Niente di nuovo, forse in alcune persone è più evidente che in altre, quello che non avevo mai considerato è che questi talenti avrebbero potuto avere a che fare con il compito evolutivo di un individuo.

E cosa si intende per compito evolutivo?

Può aver diverse interpretazioni dipende da quale punto di vista lo osservi.
Faccio un esempio: Immaginiamo che ogni vita sia un livello di un videogioco.
Ogni livello per essere superato, necessita che siano superate delle sfide, si sia appreso consapevolmente qualcosa di utile al superamento dello stesso. Significa aver maturato strumenti per prepararti al livello successivo che porterà nuove prove. Le sfide che ti saranno offerte, saranno spesso ostiche, mica passi così… come fosse una passeggiata, e forse neppure ti divertiresti.

Proviamo ad andare avanti! In questo livello dove dovrai conquistarti un certo punteggio ti saranno dati alcuni aiuti (talenti), che tu, per essere efficace dovrai far fruttare. Probabilmente le provocazioni interesseranno proprio la qualità degli aiuti, per verificare se ne stai facendo un buon uso …

Usciamo per un momento dalla metafora e immaginiamo che la qualità da sviluppare in un determinato “livello” abbia a che fare con il donare e ricevere.
Che sia più specificamente, la capacità di trovare un equilibrio tra il donare agli altri e ricevere per se stessi.
Il talento che ti verrà offerto sarà “donare” ma non ti saranno date istruzioni per l’uso e quindi l’ambiente, le persone con cui ti relazionerai saranno la palestra per sperimentarlo.

Potrebbe essere che tutto questo, ti porti a travisare il senso del “donare” e che tu lo usi esclusivamente nei confronti degli altri, dimenticandoti che è l’equilibrio che devi trovare.

La domanda che sorge spontanea è: Ma come faccio a capire che ho quel talento? E le istruzioni? Beh ho sperimentato un modo molto interessante per individuarlo.

Torniamo al talento del “donare”. L’educazione che hai avuto potrebbe portarti a pensare che donare agli altri è bello, è importante, che dovrebbe farti sentire bene. Tanto bene, al punto di dimenticare che ci sei anche tu e che una parte di quello che doni dovresti usarlo per te, oppure chiederlo per te.
Invece ne fai una missione e ti metti a disposizione e basta.

Però, poi ti capita di trovare persone che invece abusano dei tuoi doni, che approfittano della tua generosità, si aspettano sempre di più da te, in fondo sembra che per te sia vitale dedicarti agli altri no?
Quelli però, ti fanno molto arrabbiare e quindi reagisci in maniera violenta a questi “opportunisti”.

Questi opportunisti, egoisti che non fanno altro che chiedere e abusare della tua bontà, non sono altro che le sfide di quel videogioco che hanno il preciso scopo di verificare se gli aiuti che ti sono stati dati sono usati al meglio, oppure no.

Avere il talento del donare a cosa potrà servire dunque? La sua caricatura è l’annientamento di se stessi a favore degli altri, l’allergia è nei confronti di quelle persone che esasperano la richiesta. Il compito evolutivo: trovare un equilibrio nel mettersi a disposizione degli altri, senza compromettere però i nostri bisogni.

Annemarie van der Meer nel suo percorso i coach e non solo, ha avuto modo di mettere a punto un modello che attraverso 4 passi ti aiuta ad individuare i tuoi talenti e collocarli nel fil rouge che è la nostra vita.

Ci siamo mai chiesti per quale motivo continuano a ri-proporsi situazioni analoghe e probabilmente nel tempo sempre più sfidanti? Potrebbe avere a che fare con il fatto che non riusciamo a uscire da quel cul-de-sac in cui ci siamo infilati, che ci toglie la possibilità di avere una visione d’insieme chiara?

Mi è stato ancora più chiaro che, le persone che ci mettono in difficoltà sono i nostri maestri, sono coloro che ci offrono un paio di occhiali per vedere meglio quello che a noi appare sfocato.

Quindi invece che accanirci contro di loro, proviamo per un momento a vederli così, a scoprire se il messaggio che ci portano, non ci possa essere veramente utile.

Beh siamo veramente convinti che quella persona si sia svegliata quella mattina con il preciso scopo di metterci in difficoltà?

Credete, non siamo così importanti per lui…

Che dire …