E se un giorno qualcuno:
il tuo superiore, il tuo compagno,
un tuo amico ti guardasse in faccia
e ti dicesse che non ti riconosce più,
che sembri spento…
e ti chiedesse dove sia finito il tuo entusiasmo…
quello che animava la tua vita,
quello che ti vedeva coinvolto in mille attività.
E se uno di loro, il tuo capo per esempio, ti dicesse che “devi” essere entusiasta, altrimenti…

Cosa potresti fare?
Entrare in una farmacia o drogheria e chiedere:
Potrei avere una confezione di entusiasmo, per favore?
Anzi, facciamo un paio.

E sentirti rispondere:
Certamente, come lo vuole in pasticche o solubile?
È disponibile anche una versione in polvere da far sciogliere sotto la lingua, per un assorbimento immediato ….

Sai che file davanti alla farmacia?

Entusiasmo… di cosa si tratta?

Il termine “entusiasmo” deriva dal greco antico enthusiasmòs, formato da en (in) con theos (dio). Letteralmente si potrebbe tradurre con “con Dio dentro di sé”, o “indiamento”, “invasamento divino”. In italiano normalmente sta ad indicare una commozione intensa dell’animo che si esprime in vive manifestazioni di gioia, di eccitazione, di ammirazione; un sentimento di appassionato interesse nei confronti di un ideale o di una causa politica, religiosa, sportiva etc.

A me qualche anno fa è accaduto proprio così, ero nella “terra di mezzo” a livello gerarchico, qualcuno sopra di me si aspettava che fossi entusiasta e chi lavorava con me aveva bisogno di esserlo. In quel particolare momento il malessere era generale, in azienda, erano venuti a mancare i presupposti di base, i fondamentali, quelli che fanno si che quando ti svegli al mattino tu non veda l’ora di andare al lavoro.

Mancava l’entusiasmo, la voglia e la gioia di condividere le nostre giornate in un ambiente di lavoro dove regnava una sorta di pace/armata (un ossimoro che rende bene l’idea) e ovunque ti girassi c’era qualcuno pronto a metterti al muro, si doveva trovare una vittima da sacrificare per far tacere il malessere generale che emergeva.

In un qualsiasi gruppo, quando i conti non tornano, la prima cosa che si fa, non è guardare a noi stessi, a cosa avremo potuto fare meglio ma si tende a cercare colpe e responsabilità in chi ci sta vicino…o in chi o cosa sta fuori!

Per esperienza posso tranquillamente affermare che in un azienda, grande o piccola che sia, così come in una coppia, difficilmente la responsabilità è univoca, tutti i componenti in qualche modo hanno contribuito al risultato…

Ma tornando all’entusiasmo devo ammettere che ci sono dei momenti in cui ritieni che niente e nessuno potrebbe farti uscire da quel vicolo cieco in cui ti sei cacciato o in cui ti sei ritrovato tuo malgrado.

Ti chiedi se sarebbe più facile mollare tutto, ripartire da zero da qualche altra parte, perché non c’è niente di più faticoso e difficile che sgretolare convinzioni che nel tempo si sono consolidate e che in quel momento stanno limitando ogni tua possibilità.

Ho sperimentato in vari momenti della mia vita che l’entusiasmo può nascere dentro di te, se quello che stai vivendo o affrontando ti stimola, ti attrae, ti affascina…

Oppure ne puoi essere contagiato, puoi sentirti attratto da quello che qualcun altro ti racconta…

In questo caso è come se qualcosa si accendesse e scattasse dentro di te; la scintilla prende fuoco e tu ti sentì totalmente coinvolto e pronto!

In realtà non eri cambiato tu e non erano cambiati loro o forse tutto era cambiato, ma nulla era perduto:
l’entusiamo si era semplicemente spento dentro di te, era venuto a mancare il carburante che lo alimentava.

A lungo abitudini, false priorità, ti hanno allontanato da te stesso, hai smesso di attornianti di persone e opportunità che potessero alimentare le scintille che via via si rendevano disponibili, avevi smesso di ascoltarli e assecondarle.

Perché una riflessione del genere?

Mi capita di incontrare persone, sia nell’ambito professionale che personale e in questo particolare momento di “crisi” (dal mio punto di vista non solo economica ma soprattutto sociale e valoriale) emerge quanto ci siamo spenti e quanta energia spendiamo nella ricerca di responsabili e colpevoli pensando che metterli alla gogna o al muro ci possa far sentire meglio …

Ci dimentichiamo, o forse non ci hanno mai insegnato, che sta a noi cercare il carburante utile ad alimentare la scintilla dell’entusiasmo; a farne un fuoco vigoroso e scoppiettante, e come se ci trovassimo costantemente in un bosco millenario, trovare legna in grande quantità per alimentare il fuoco utile a scaldarci, a cuocere il cibo e allontanare eventuali predatori.

Permettere a noi stessi di riconoscere questa qualità e condividerla con altri può aprire uno spiraglio nelle nostre o altrui oscurità.

Può fare la differenza nel come vivremo la nostra vita sia personale che professionale e accorgerci che in realtà, bastava scendere anche solo per un attimo, dalla giostra, per vedere il mondo da una diversa prospettiva…

Per ri-accendere la voglia di ritrovare quella emozione che hai avuto la prima volta che hai fatto qualcosa che desideravi da tempo … e sentire un brivido che attraverso tutto il tuo corpo,

sì quello è il segnale che aspettavi!