Che cosa accade quando un pensiero, una parola, vengono depositati su un foglio di carta o su un file di testo?
Per quanto mi riguarda ha un duplice significato: da un lato trasferire un pensiero per dare forma a qualcosa che c’è ma è intangibile;
dall’altro è alleggerire, catalogare, mettere ordine alle informazioni che spesso appesantiscono la mente e non solo.

Ma andiamo per ordine!

Mi piace scrivere, non da sempre, ma da un bel po’ di tempo e cerco di farlo tutte le mattine, o quasi … sicuramente da quando Andrea, un mio carissimo amico, mi ha consigliato la lettura di un libro di Julia Cameron “La via dell’Artista” edito da Longanesi.

L’obiettivo di questo libro è aiutare il lettore a recuperare la propria creatività, far emergere l’essere creativo che è in noi (una dotazione che tutti abbiamo, che sovente non usiamo, non ci riconosciamo o che in qualche modo è rimasta bloccata). Julia Cameron, con questo libro ti guida in un percorso e lo fa attraverso due strumenti di base: le pagine del mattino e l’appuntamento con l’artista.

Le pagine del mattino consistono nello scrivere di getto, tre pagine di un quaderno; qualsiasi cosa ti passa per la mente, mentre l’appuntamento con l’artista che dura 12 settimane è un po’ più articolato e volendo approfondire … ho trovato interessante questa recensione.

La lettura di questo libro mi ha dato molti spunti, quello più importante è stato stimolarmi a cercare di capire cosa mi impediva di vivere con creatività la mia vita. Quindi, in questo ambito, non parlerò di scrivere per raccontare qualcosa a qualcuno, ma di scrittura come dialogo con noi stessi, come un modo per conoscere più profondamente chi siamo.

Scrivere, a volte, può essere faticoso. Nel momento in cui ti accingi a farlo può accadere che ti blocchi e quello spazio bianco, vuoto, ti urla in faccia tutte le cose peggiori che pensi di te. Come se il giudice interiore si animasse e chiamasse a rapporto un’intera giuria e ogni giurato prontamente esprimesse il proprio giudizio, quasi sempre di condanna!

Ma, la buona notizia è che possiamo tacitare questi millantatori.
Il segreto sta nello svuotare la mente, e lasciare che anche quelle che riteniamo le cose più stupide, si prendano il loro spazio; dare loro voce significa togliere tutti gli orpelli che a lungo abbiamo tenuto dentro la nostra mente e non solo. In fondo è ancora uno spazio segreto che decideremo noi come usare, cosa abbiamo da perdere?

Ho iniziato a scrivere e, giorno dopo giorno mi sentivo un po’ meglio. Scrivevo di me, del mio passato, delle persone che avevo incontrato e del significato che avevano avuto nella mia vita. Scrivevo le mie paure, le mie ansie e i miei sogni e cosa avrei potuto fare se si fossero avverati … Scrivevo cosa era accaduto ieri e cosa sarebbe potuto accadere nella giornata che mi apprestavo a vivere. Stiamo parlando di pagine del mattino, quindi mi sembra scontato dire che questo esercizio va fatto in questa parte della giornata. Scrivevo ogni cosa mi veniva in mente, senza ordine e passando di palo in frasca, così come veniva.

A volte tre pagine erano sufficienti, a volte no, a volte ancora non riuscivo a scriverne più di una.

A volte le parole erano piccole per riuscire a farne stare di più in quello spazio, altre volte erano grandi, invadenti fino ad arrivare insolenti e inopportune.

Parlavano di me, anche di come mi rifiutavo di vedermi, oppure mi rivelavano aspetti e sfumature di cui ignoravo l’esistenza … ho risolto conflitti con altre persone scrivendo di loro, di come si sarebbero potute sentire in quella situazione e in quale altro modo avrei potuto affrontare quella criticità.

Una parola scritta è potente, più potente di un qualsiasi pensiero, diventa tangibile e irrevocabile, certo la puoi cancellare, ritrattare, ma con quel gesto le hai dato vita e forma…

Ho riempito quaderni, moleskine, blocchi a quadri a righe, fogli volanti e buona parte di quel materiale, neppure mai più letto. È stato come aver travasato una parte della mia vita e depositarla lì, ha alleggerito le mie giornate. Mi ha permesso di lasciare spazio a nuove idee, nuovi pensieri e perché no anche a nuove emozioni.

Il foglio bianco può diventare terapeutico, puoi parlare di te in modo diretto; puoi provare a parlare di te come se fossi un’altra persona, prendere le distanze, oppure immergerti completamente… per mio figlio autistico, la scrittura facilitata, pur sempre una forma di scrittura, è servita ad esprimere quello che non poteva fare attraverso il linguaggio, non avendo un verbale strutturato.

È un modo diverso di scrivere questo, e come sempre ci sono pareri discordi, qualcuno l’ha definita una bufala, altri come me, hanno cercato di accettarla come un modo alternativo di entrare in relazione, con chi non ha in dotazione i nostri stessi strumenti; un ulteriore modo per avvicinare.

Questa è la mia testimonianza, sicuramente altre persone potranno raggiungere gli stessi risultati con modalità diverse, è il bello della vita…

Per quanto mi riguarda, ho unito l’utile al dilettevole, amo leggere da sempre tanto e di tutto e ho imparato ad amare la scrittura che ho trovato una forma di espressione straordinariamente interessante e piacevole.

Buona parte dei conflitti interiori e non solo, che ho vissuto in questi ultimi anni, li ho risolti attraverso la scrittura.

Non escludo il confronto con altre persone e ritengo che il fai da tè non sempre sia efficace, ma come pronto intervento, è fantastico!

Ho capito che la scrittura è un modo per permettermi di essere chi sono e avere fiducia in me stessa.

“le avventure non cominciano finché non si entra nella foresta;
il primo passo è un atto di fede
(M. Hart).