Le parole con cui ci esprimiamo, parlano di noi, di chi siamo, di quali sono i nostri desideri, di che cosa riteniamo veramente importante, spesso senza neppure rendercene conto.

Ho incontrato Laura in un momento della sua vita in cui sta affrontando dei cambiamenti importanti, sta pensando e mettendo in atto scelte che potrebbero anche mettere in discussione il cammino finora percorso.

Fra le tante domande che sono emerse in questa indagine, si è chiesta se il percorso professionale portato avanti fino a oggi, fosse o non fosse esattamente quello che lei voleva intimamente; fosse o non fosse la sua strada.

Parlando con lei mi è venuto naturale chiederle:
ma tu, da bambina, cosa avresti voluto fare da grande?

Mi ha guardato per un momento e poi illuminandosi, mi ha risposto:
non ci crederai ma io quand’ero piccola avrei voluto fare il Papa, eh già, proprio il Papa.

Le ho chiesto di ricordare che cosa aveva motivato questa scelta di bambina, ecco il suo racconto:

Sicuramente un po’ per sfida e per gioco, in parte però anche sul serio…
Insomma, io da piccola volevo fare il papa.

Non so dire come mi sia venuta questa idea, ma credo fosse legata alla scena che vedevo spesso in televisione: una grande piazza piena di persone, una moltitudine, di ogni età e provenienza; facce familiari insieme a visi esotici.
L’atmosfera fremente e convulsa usciva dallo schermo: erano tutti felici ed eccitati, come adolescenti al concerto di una pop star.

Ma chi era quell’uomo così amato e rispettato? Di certo doveva essere capace di grandi gesta. Questa era la sola spiegazione, che il mio pensiero e il mio sentire di bambina, potessero trovare.

Il Pontefice migliorava il mondo, per questo la gente lo adorava.

Avevo visto anche Gandhi in televisione e mi ero commossa di fronte a quello che mi era sembrato un piccolo uomo con un grande sogno di libertà per il suo popolo e la volontà e il coraggio di un gigante

Il Papa, poi, viaggiava ovunque. L’avevano ripreso nei luoghi più disparati. Aveva la possibilità di conoscere il mondo, anche nei suoi angoli più remoti e ameni, almeno ai miei occhi.
Io allora credevo, e in parte lo credo ancora, che non si potesse vivere senza sapere come è fatto il pianeta che ci ospita. Come sia possibile trascorrere la propria vita senza conoscere altre nature e architetture, e senza scoprire quali altre esistenze e culture abitino questa terra. Sarebbe come dimorare in una casa senza averne visitato tutte le stanze, aperto i cassetti o guardato cosa si vede dalle finestre.

E’ ovvio però, che più di tutto ambivo a cambiare quella che mi sembrava essere un’ingiustizia: una donna non sarebbe mai potuta diventare il capo della Chiesa.

Era una regola che non capivo e che nessuno era riuscito a spiegarmi con delle ragioni che avessero per me, bambina, un senso.
E siccome spesso i divieti che non si capiscono, vengono infranti:

io avevo deciso! Da grande avrei fatto il papa.

Quando ho letto con lei questo racconto, non ho potuto fare a meno di sottolineare alcune parole che, dal mio punto di vista, testimoniavano le scelte che lei ha fatto in questi anni, pur ovviamente, non avendo intrapreso la carriera di Papa…

La prima scelta di Laura, nel suo percorso formativo è stato l’Istituto Tecnico per il Turismo dove ha potuto conoscere altre lingue; poi nel percorso universitario, ha scelto Economia Aziendale e l’insieme delle due competenze le ha permesso di viaggiare in lungo e in largo e incontrare facce familiari e visi esotici. Ha incontrato tantissime persone, ha viaggiato e attraverso le relazioni che ha intessuto, ha provato a migliorare il mondo. La sua curiosità l’ha portata a visitare tutte le stanze, aprire i cassetti e guardare cosa si vedeva da tutte le finestre a cui si è affacciata.

Le rimangono ancora da capire alcune cose, ma forse si è sentita meno disorientata e più propensa a cercare il fil rouge che l’ha portata fino a qui e che la sta accompagnando… dove? Ancora non le è completamente chiaro, ma è fiduciosa che presto lo capirà!

Sigmund Freud, credeva che le parole fossero lo strumento di base della consapevolezza umana e, in quanto tali, avessero un potere speciale. Come egli stesso affermò:

… In principio parole e magia erano una cosa sola, e perfino oggi le parole conservano molto del loro potere magico. Attraverso le parole ognuno di noi può dare a qualcun altro la massima felicità, oppure portarlo alla totale disperazione; attraverso le parole l’insegnante trasmette la sua conoscenza agli studenti; attraverso le parole l’oratore trascina il pubblico e ne determina giudizi e decisioni. Le parole suscitano emozioni e sono il mezzo con cui generalmente influenziamo i nostri simili…

e…

da “La struttura della magia”:

… tutte le realizzazioni dell’umanità sia quelle positive sia quelle negative, comportano l’uso del linguaggio. Noi esseri umani usiamo linguaggio in due modi. Lo usiamo innanzitutto per rappresentare la nostra esperienza, chiamiamo questa attività: ragionare, pensare, fantasticare, raccontare… In secondo luogo, ci serviamo del linguaggio per trasmetterci reciprocamente il nostro modello, una nostra rappresentazione del mondo. Quando usiamo il linguaggio per comunicare, lo chiamiamo: parlare, discutere, scrivere, tenere una lezione, cantare…

Secondo Richard Bandler e John Grinder (co-fondatori della Programmazione Neurolinguistica), il linguaggio è un mezzo utile sia a rappresentare/creare modelli della nostra esperienza, sia a trasmetterli.

Gli antichi greci, in realtà, usavano parole diverse per questi due usi del linguaggio.

Con il termine rema indicavano le parole usate come mezzo di comunicazione e col termine logos indicavano le parole associate al pensiero e alla comprensione.
Rema si riferiva ciò che viene detto, oppure alle parole intese come cose. Logos si riferiva le parole collegate con la manifestazione della ragione.

Il filosofo greco Aristotele descrisse la relazione tra le parole e l’esperienza mentale in questo modo:

Le parole pronunciate sono simboli dell’esperienza mentale e le parole scritte sono i simboli delle parole pronunciate. Gli uomini non si esprimono tutti con gli stessi suoni, così come non hanno tutti la stessa grafia, ma le esperienze mentali rappresentate simbolicamente da questi suoni sono uguali per tutti, come le cose di cui esse costituiscono le immagini.

Ho sempre pensato che “guardare” le parole che esprimiamo ci permetta di incontrarle e comprenderle più profondamente; in qualche modo entrare in relazione con loro, molto più che “ascoltandole” solo attraverso il suono. Laura, attraverso le parole che ha scritto, ha potuto prendere coscienza di qualcosa di sé, di cui forse non aveva tenuto conto…

bibliografia:

Il potere delle parole e della pnl (Robert Dilts) Edizioni NLP Italy / La struttura della magia (Richard Bandler e John Grinder) Casa Editrice Astrolabio