Se siete afflitti da qualcosa di esterno, il dolore non è dovuto alla cosa in sé, ma alla valutazione che voi ne fate;
valutazione, che avete il potere di revocare in qualsiasi momento.
Marco Aurelio

Eh già, abbiamo il potere di revocare in qualsiasi momento una valutazione, un giudizio, una convinzione, dobbiamo solo concederci di farlo. È accaduto proprio a me recentemente e credo di poter affermare che l’evento in cui mio figlio Martino mi ha coinvolta, sia stato utile non solo a me, ma anche a qualcun altro…

Premessa: Martino, mio figlio ama mangiare, credo siano i momenti più belli della sua giornata: sedersi a tavola e gustarsi quanto gli viene proposto. Tende a mangiare velocemente in modo da aiutare te, che gli sei seduto di fronte, nel caso avessi qualche difficoltà a finire il contenuto del tuo piatto; come si sacrifica lui…

La sera di un paio di settimane fa, mangiando velocemente non si è accorto che in mezzo al petto di pollo si nascondeva un piccolo ossicino che gli si è incastrato in gola.

Il suo verbale (Martino è affetto da autismo) non mi ha permesso di comprendere completamente la situazione quindi, per scongiurare il peggio, ho deciso di andare al pronto soccorso…

Ho cominciato a sudare freddo, io e lui ci capiamo al volo, ma ovviamente chi non lo conosce: i medici, gli infermieri, insomma le persone con le quali avremo dovuto interagire per capire cosa stava accadendo, NO…

Ebbene sì, io ho un pregiudizio nei confronti dei medici, non di tutti, ma di una buona parte. Ogni volta che qualcuno: un medico, un operatore, parla di Martino senza conoscerlo, tende a generalizzare: “loro hanno… loro sono…” loro chi?

Ormai non ho più voglia, ogni volta, di stare li a spiegare che non esiste un “loro” esiste una persona, un individuo

Ogni essere umano è diverso, e ai tratti autistici (e già qui la lista delle opzioni da stendere sarebbe infinita) vanno sommati: il carattere, l’ambiente in cui vive, il linguaggio, insomma una quantità di variabili infinita.

Cosa potevo fare?

Mi sono armata di tutta la pazienza di cui potevo disporre, ho chiesto a mio figlio il massimo della collaborazione, facendolo riflettere sul fatto che buona parte di responsabilità era sua e, il primo step con il medico del P.S. l’abbiamo superato brillantemente. Il medico specialista che avrebbe dovuto vederlo (contattato telefonicamente), ha iniziato a fare una serie di domande, alle quali il collega rispondeva a monosillabi. Risposte del tipo … “sì, sì è tranquillo … no, no ci sono i genitori … sì, sì vedrai che collabora … no, no, non è violento … etc etc. non era difficile intuire il timore dall’altra parte del filo…

Come stavano le cose?

Io ero convinta che il medico avesse qualche difficoltà a interagire con una persona con abilità diverse da quelle dei “normodotati” avendo una visione dell’autismo probabilmente “teorica” e generica. D’altro canto trattandosi di indagare nel cavo orale forse che un “normodotato” avrebbe fatto salti di gioia nel sentirsi infilare in gola un endoscopio? Io no di sicuro, quando anni fa avevo ingoiato una spina di orata, che mi è stata poi tolta, infilandomi in gola una pinza lunghissima …

Senza voler fare la vittima, in più situazioni ho vissuto il disagio che alcuni medici vivevano nei nostri confronti, e subìto il rifiuto di intervenire, tanto a che prò … come se una persona come mio figlio (e altri come lui) non avesse il diritto di essere curato con la stessa accuratezza delle altre persone…

Questa volta però ho trovato un medico che non si è lasciato intimorire, si è seduto di fronte a Martino, gli ha spiegato per filo e per segno in cosa consisteva l’indagine, cosa e come avrebbe agito.

La reazione di Martino? quella che ognuno di noi avrebbe avuto, tra lo stupore del medico e degli infermieri presenti.

Morale un’abrasione al cavo orale che per settimane non gli ha consentito di mangiare, se non in forma semiliquida, ha permesso a tutti noi (io, Martino, medici e infermieri) di rivedere alcune convinzioni.

  • pur affetti da autismo non si agisce o reagisce tutti allo stesso modo;
  • le persone affette da autismo sono perfettamente in grado di comprendere i messaggi che vengono loro rivolti;
  • esistono altri canali di comunicazione e altri modi per comunicare;
  • i medici non sono tutti uguali, alcuni si lasciano stupire;
  • si possono mangiare altri cibi e in altre forme;
  • si possono cambiare le abitudini, basta avere un po’ di pazienza;
  • in un percorso di autonomia, sbagliare è utile, anzi indispensabile.

Abbiamo incontrato altri medici e altri infermieri nei giorni a seguire e tutti si sono relazionati a Martino in modo sereno, forse sia io che lui eravamo più tranquilli, sapevamo cosa stava accadendo, e questo ha giovato a tutti.
 

I pregiudizi ci fanno vedere le cose attraverso un filtro, che è regolato nel nostro passato, e alimentano le convinzioni che limitano la nostra visione sia del presente che del futuro.
Le convinzioni hanno un effetto potente sulla nostra vita.

Sono notoriamente difficili da cambiare seguendo le regole della logica o del pensiero razionale; se sei convinto di poter fare qualcosa, lo farai;

se credi invece che sia impossibile sarà esattamente così: impossibile!

Quello che più mi ha fatto riflettere di questa avventura, è stato che la vita sa cosa sia giusto affrontare e quando siamo pronti a farlo.

Non accade niente se non sei “attrezzato” ad affrontare e superare l’ostacolo; ma tu, essere umano, puoi decidere se farne tesoro e metterti in gioco, o rifiutare l’opportunità che ti si propone definendola “sfiga, sfortuna” e impiegando tutte le tue energie a lamentarti e inveire.

Certo, non ci viene naturale trovare immediatamente il lato positivo della situazione, abbiamo bisogno di un po’ di tempo … e forse avremmo bisogno di imparare a sviluppare la capacità di sospendere il giudizio, almeno fino ad avere un quadro complessivo della situazione.

Provare a scendere dal palcoscenico e diventare spettatore, anziché attore protagonista, può permetterti di vedere le cose da un diverso punto di vista ed essere più obiettivo e disponibile!