La fiducia, cioè, è la misura delle nostre aspettative, nei confronti dei comportamenti degli altri. (Pier Luigi Celli)

Aspettative… ne abbiamo nei confronti degli altri e altri le hanno nei nostri confronti; se non vengono soddisfatte ci sentiamo frustrati, abbandonati, non amati.

Ci aspettiamo che gli altri si ricordino dei nostri bisogni, anche se noi non siamo disposti ad ascoltare i loro.

Ma, spesso ci aspettiamo dagli altri, quello che noi non siamo in grado di fare per noi stessi, pensiamo di non esserne capaci, non abbiamo fiducia nelle nostre possibilità.

Le aspettative creano dipendenza e un profondo senso di sfiducia negli altri quando queste vengono disattese.

Perché la soddisfazione di un bisogno personale dovrebbe fare da termometro e valutare il grado di amore che qualcuno prova nei nostri confronti?

E il grado di amore che io provo per me stessa non conta?

Ha senso che io mio sieda e aspetti che qualcuno si occupi di me quando potrei farlo da solo?

A volte mi chiedo se tutte queste domande coprano il dolore sordo che si manifesta, quando mi aspetto che qualcuno sia presente nella mia vita, e mi accorgo che le sue priorità sono diverse dalle mie.

Poi la ragione prende il sopravvento e se non giustifico, almeno comprendo; allora mi concedo delle coccole, qualcosa che mi faccia sentire meglio.

Ma nel tempo ho imparato a soddisfare i miei bisogni, a prescindere da quello che gli altri sono disposto o no a fare per me. Una bella conquista!

Ho imparato che c’è una profonda connessione tra aspettative e fiducia…

Le nostre paure nascono dalla mancanza di fiducia;

ma cos’è la fiducia e soprattutto quando per la prima volta, come esseri umani, la sperimentiamo?

Nello studio della biografia umana in ambito antroposofico, ho appreso che esistono diversi tipi di fiducia.

  • Fiducia nella corporeità/nella sostanzialità; è la prima fiducia che sperimentiamo tra zero e quattro anni, il bisogno di sentirsi bene nel proprio corpo. Attraverso un abbraccio il bambino percepisce i propri confini e attraverso il tatto conosce il resto del mondo.

    Se questa fiducia non è stata soddisfatta in modo sufficiente, potrà manifestarsi nell’adulto la paura di perdere il controllo, di non sentirsi radicato, di perdersi negli altri. Non avendo percepito i nostri confini ci potremo perdere negli altri, essere indiscreti, invadenti.

  • Fiducia sociale/appartenenza: è tra i cinque e gli otto anni che si sviluppa questo tipo di fiducia; mi sento parte di una famiglia, di un gruppo, di un ambiente, di un tessuto sociale dove imparo le regole.

    Se non sarà soddisfatta, da adulto si manifesterà la paura dell’abbandono, di sentirsi escluso, emarginato e faticherò ad attenermi alle regole sociali.

  • Fiducia nella trasformazione/creatività: tra i nove e i dodici anni, il bambino scopre la propria manualità; scopre che attraverso le mani può creare cose nuove e troverà i propri punti di forza.

    Da adulto se non ho soddisfatto questa fiducia, avrò paura di non farcela, penserò di non essere capace e probabilmente neppure comincerò, rinuncerò fin da subito.

  • E per finire la Fiducia nel senso/nel futuro. Si consolida nell’adolescenza, nella ricerca di un modello di riferimento, di un esempio che ci motivi e ci dia speranza. L’eccesso diventerà pura fantasia e mancanza di radicamento.

    Questa fiducia non soddisfatta, da adulti ci farà pensare che niente abbia senso, che non ci sia futuro per noi e che forse è meglio andarsene.

Poi crescendo, sperimentiamo altri tipi di fiducia:
Fiducia ingenua: offro la mia fiducia spensieratamente per poi a volte, sentirmi male o ferito, questo accade quando qualcuno mi tradisce o non risponde alle mie aspettative.

oppure

Fiducia prudente: riconoscere che ci sono dei rischi potenziali da prendere, di cui devo tenere conto, o semplicemente accettare la possibilità che le aspettative possano essere disattese. Se accadrà non soffrirò, l’avevo considerato, era nella sfera delle possibilità.
 

Il dubbio o la fiducia che hai nel prossimo sono strettamente connessi con i dubbi e la fiducia che hai in te stesso.

Kahlil GibranKahlil Gibran

La fiducia può essere bivalente, riponi fiducia negli altri e altri si fidano di te.

In un seminario sulla Tecnica Morale, Gordon Collins ci ha parlato di quattro ambiti di valutazione della fiducia, che lui ha chiamato domini.

      1. Competenza (sono capace di farlo) / Rischio (importante nell’elemento della fiducia):
      più c’è competenza, più si riduce il rischio. Se riconosci una competenza a qualcuno ti viene più facile fidarti di lui, il rischio di errore si riduce… immagina di essere un sub, ti faresti sistemare le tue bombole di ossigeno da chiunque?
      2. Sincerità / Valori: si tratta di fiducia nei valori della persona, se sai che comunque vada lui/lei sarà sincero con te, la relazione sarà solida.
      3. Intenzione / Motivi: premesso che ci sono delle intenzioni positive e di miglioramento dietro il comportamento di ogni essere umano, per costruire un rapporto di fiducia con un’altra persona hai bisogno di sapere quali sono le sue motivazioni, quanto crede veramente e quanto e cosa, è disposto a fare per raggiungere il suo scopo.
      4. Affidabilità (lo farò e lo farò in tempo): abbiamo sperimentato tante volte in ogni ambito della vita questo tipo di fiducia nelle piccole e grandi cose. Una promessa mantenuta ad esempio, un’assunzione di responsabilità…

Se ti fermi un momento e cerchi nella sfera delle tue conoscenze una persona, per la quale stai provando fiducia, ti accorgerai che le sue caratteristiche riguardano uno o più di questi domini; vale la stessa cosa per qualcuno con cui hai sperimentato un senso di sfiducia.

Prova poi a ricordare, se nella tua vita ci sia una situazione in cui qualcuno abbia provato sfiducia nei tuoi confronti… se saprai essere “sincero” con te stesso, riconoscerai che forse erano gli stessi per cui tu non avevi fiducia nei loro confronti, in qualche modo ti veniva offerto uno specchio… Se solo si ha la capacità di estraniarti e osservare da fuori la scena, tutto può apparire più chiaro.

Ogni tanto sarebbe importante riflettere se in questo momento della nostra vita stiamo alimentando la fiducia in noi stessi o negli altri;
se stiamo gestendo la nostra quotidianità, con fiducia.

Siamo capaci di creare condizioni di fiducia, o ci capita spesso il contrario?

Se percepisci che non c’è fiducia:

sii il cambiamento che vuoi ottenere nel mondo.

Tutti gli animali diffidano dell’uomo, e non hanno tutti i torti, ma quando sono sicuri che non vuol fargli del male, la loro fiducia diventa così grande che bisogna essere più che barbari per abusarne.

Jean-Jacques Rousseau, Le confessioni, 1782/89 (postumo)