Tutta la teoria dell’universo si rivolge immancabilmente a un unico individuo – ossia a te. (Walt Whitman)

Ovunque ti giri c’è qualcuno che se la prende con qualcun altro per le proprie disavventure o scocciature, come se l’Universo ogni mattina nella lista delle cose da fare riservasse sempre un po’ di rotture a te, e a tutte le persone intorno a te!

Ammettiamo per un momento che “l’impegno” che si è preso il Sig. Universo faccia parte del suo lavoro e le sue provocazioni, una costante utile a farci rimanere sempre presenti, attenti, scattanti.

Sappiamo bene che noi esseri umani non impariamo con i buffetti sulle guance, le carezzine e i complimenti. Riusciamo a immaginare quanto sia scomodo il suo ruolo, quale muro di gomma abbia dovuto costruirsi per sopravvivere?

A volte mi chiedo se terremoti, diluvi e altre manifestazioni “forti” della natura non siano una momentanea perdita di pazienza, una sfuriata utile a lui per decantare l’ansia e lo stress che gli provochiamo con i nostri comportamenti.

Piccola digressione utile a introdurci a parlare di un tema che mi sta particolarmente a cuore: ansia e reazioni emotive.

Per amore di chiarezza, ecco il significato che io attribuisco a queste due parole:

L’ansia è uno stato psichico, prevalentemente cosciente, di un individuo caratterizzato da una sensazione di paura più o meno intensa e duratura, che può essere connessa a uno stimolo specifico immediatamente individuabile (interno o esterno)”

Le emozioni influenzano la percezione, la memoria, la capacità di giudizio e quella di prendere decisioni. Consentono anche di trasmettere ad altri informazioni importanti di noi stessi; spesso, infatti, le emozioni sono accompagnate da cambiamenti comportamentali e mimici che le rendono “leggibili” dall’esterno.

Io però vorrei parlarne in modo semplice, riportando alcuni esempi legati alla vita quotidiana personale e professionale.

Torniamo al sig. Universo, alla sua perdita di pazienza … quante volte ho avuto reazioni forti con mio figlio o con alcuni colleghi…

Se prima di sbottare avessi avuto la lucidità di analizzare, uscire dalla soggettività della situazione e osservare la scena come se stesse accadendo ad altri; come scendere dal palcoscenico e diventare spettatore invece che protagonista della commedia/tragedia; mi sarei potuta accorgere che in realtà:

  • stavo attribuendo troppa importanza alla situazione o almeno più di quanto sarebbe stato utile;
  • avevo una carica di aspettative eccessive;
  • avevo la sensazione di non avere tutte le informazioni
  • avevo paura di essere percepita non adeguata o forse di non sentirmi io adeguata;
  • attaccavo per difendermi.

Tutte considerazioni che riguardavano me e non la situazione in sé.

Attribuire importanza… cosa intendo?

Vadim Zeland (Transurfing) dice: “… A livello energetico tutti gli oggetti materiali hanno un valore uguale. Siamo noi ad attribuire loro determinate qualità: bello-brutto, allegro-triste, attraente-repellente, buono-cattivo eccetera. In questo mondo tutto è soggetto alla nostra valutazione… per fare un esempio, un oggetto di venerazione è sempre eccessivamente dotato di meriti, un oggetto di odio è eccessivamente caricato di difetti, mentre all’oggetto suscitante paura, vengono attribuite esagerate proprietà spaventose. Ne deriva che l’energia mentale tende a riprodurre artificialmente una determinata qualità, lì dove di fatto essa manca… Solo l’importanza che un oggetto assume per voi concretamente conferisce alla valutazione la vostra energia.” (vale anche per le situazioni)

Più carichiamo di aspettative l’oggetto o la situazione, più forti saranno le emozioni da gestire in caso di risposta non adeguata.

La re-azione non è mai una scelta, non scegliamo di re-agire… ma quando ci sentiamo “toccati” qualcosa scatta dentro di noi e prende il controllo delle nostre emozioni e spesso anche delle azioni successive.

Anche le dipendenze giocano un ruolo importante nell’ansia e nelle reazioni emotive. Quante volte abbiamo lasciato che altri prendessero il controllo delle nostre vite per avere in cambio considerazione, amore, affetto, riconoscimento…

Senza renderci conto, la nostra felicità così come la nostra libertà erano soggette a possibili cambi di rotta e dipendenti dalla loro volontà anziché dalla nostra.

Nei sentimenti per esempio, tendiamo a idealizzare e farlo significa sopravvalutare, mettere su un piedistallo, venerare, creare degli idoli. L’amore però dovrebbe essere un sentimento senza diritto di possesso; ammirazione senza adorazione, un rapporto che non crea legami di dipendenza tra chi ama e l’oggetto del suo amore.

Quando l’amore diventa un rapporto di dipendenza, produce aspettative che condizionano la qualità della nostra vita se le stesse sono disattese; l’ansia ci allontanerà dall’oggettività della situazione e le emozioni prodotte comprometteranno il nostro giudizio e l’adeguatezza delle azioni conseguenti.

Accade anche in altri ambiti della nostra vita, non solo nei sentimenti.

Ok, allora che cosa possiamo fare prima di esplodere?

Quando accade a me, cerco di darmi il tempo per guardare alla situazione da differenti punti di vista, cerco di capire se sto cercando di soddisfare le mie aspettative, invece che accogliere l’altro così come è.

Provo a darmi il tempo per capire cosa realmente accenda in me la re-azione e il “messaggio” che il mio interlocutore mi sta portando; spesso una opportunità per imparare qualcosa, anche se noi la leggiamo come una provocazione…. Ho trovato utile reagire in modo stravagante, rompere lo schema di azione-reazione, facendo qualcosa che entrambi non ci aspettiamo.

Di fatto cosa accade? Togliendo l’importanza alla cosa in sé depista l’attenzione, un tempo relativamente breve che poi ti permette di essere più lucido e scegliere di agire in modo consapevole invece che reagire.

Non è facilissimo, ma con un po’ di esercizio e impegno funziona, io ne sono testimone. Nei miei primi tentativi, quando mio figlio tentava di esercitare il suo potere nei miei confronti, bloccavo momentaneamente la voglia di strozzarlo o di gridare, lo guardavo mettendomi a ridere esageratamente e lui, a quel punto rendendosi conto che la provocazione non aveva sortito l’effetto desiderato, lasciava perdere. Farlo nelle piccole cose di tutti i giorni ti permette di gestire meglio in seguito anche quelle più importanti.

Avere la capacità di triangolare la provocazione, osservare invece che partecipare è molto utile.

Certo il Sig. Universo si preoccuperà di metterti alla prova in altro; ma nel frattempo sai che bella soddisfazione vedere il disappunto negli occhi di chi era convinto di averti in pugno?

Ho trovato utile leggere “Reality Transurfing” di Vadim Zeland; una serie di pubblicazioni che aiutano ad affrontare la realtà; un punto di vista fondamentalmente nuovo sulla struttura del nostro mondo. A me è stato molto utile in un momento in cui stavo cercando di capire cosa è in nostro potere e cosa no nella nostra vita.

L’aspetto delle cose varia secondo le emozioni, e così noi vediamo magia e bellezza in loro: ma bellezza e magia, in realtà, sono in noi.

Kahlil Gibran, Le Ali spezzate