Il cambiamento dovrebbe essere un amico. Dovrebbe accadere perché programmato, non a seguito di un incidente”

Crosby Philip B. (guru della qualità)

Quindi, se è un incidente a provocare il cambiamento, dovremmo considerarlo nemico?

Un quesito che mi sono posta la scorsa settimana in seguito a un piccolo incidente che mi ha privato dell’uso momentaneo della mano destra; la quantità di pensieri, ipotesi, supposizioni che sono scaturiti dalla mia mente quando, qualcosa che davo per scontato, mi è venuto a mancare è stato impressionante.

Avrei voluto poter riavviare il nastro per cambiare quello che era accaduto; non ero pronta a dipendere in modo quasi totale.

Quando cresci, con la convinzione che sei tu a doverti occupare degli altri e non viceversa; che sei tu la persona forte, quella che non deve chiedere mai… e ti accorgi invece che puoi essere vulnerabile quanto ognuna delle persone alle quali hai dedicato buona parte della tua vita, in quel momento, il castello di carte faticosamente costruito nel tempo, crolla rovinosamente.

E qui, secondo me, inizia la prova a cui ti sei inconsciamente sottoposto e che anche se non lo sai, sei pronto ad affrontare. Non importa quanto sia grave l’incidente, sta di fatto che da quel momento, e per un certo lasso di tempo dipenderai dagli altri; per soddisfare buona parte delle tue necessità, dovrai chiedere aiuto!

Sembra la cosa più facile del mondo, hai bisogno di qualcosa?
Non puoi farlo da solo? Chiedi aiuto!

Ma che cosa comporta chiedere aiuto?
Non so cosa comporti per gli altri, per quanto mi riguarda, per come sono cresciuta, per come sono stata educata, chiedere aiuto significa essere vulnerabili, deboli e in ultima analisi non essere liberi; inoltre se chiedi aiuto e per qualsiasi motivo questo ti viene negato?

Passati i primi giorni in cui il dolore fisico prevaleva sulla ragione, ho cercato di cogliere gli aspetti positivi e negativi della situazione;

 

criticità da affrontare per 30 giorni:

  • perdita della libertà, dell’autonomia e dell’indipendenza;
  • la mano sinistra da educare, non era efficace quanto la destra;
  • avevo bisogno di aiuto non solo per me, anche per mio figlio;
  • dovevo rivoluzionare completamente abitudini e programmi;
  • dovevo rivedere le mie priorità.

opportunità:

  • rivedere le convinzioni limitanti che mi impedivano di accettare i miei limiti;
  • ridistribuire i ruoli tra mano destra e sinistra, anche il solo uso della mano destra in fondo è una dipendenza;
  • forse per mio figlio invece era arrivato il momento di aumentare le sue autonomie… inoltre ha un padre, degli zii, dei cugini…
  • a volte farsi aiutare può essere un’opportunità per consolidare relazioni su piani e livelli diversi;
  • i programmi possono essere cambiati e spesso diventare più efficaci se osservati da un punto di vista diverso; a volte quello che riteniamo di importanza vitale può essere tranquillamente spostato, ricollocato o anche tagliato.

La mia paura più grande, quella di sentirmi negare un aiuto, è stata sommersa da una serie infinita di attenzioni e carinerie.

Forse che, il non dover chiedere mai, ti pone in un piedistallo che invece di avvicinare le persone, le allontana?

Noi donne siamo portate a metterci a disposizione anche quando non ci viene richiesto, semplicemente perché è nella nostra natura; questo fa sì che pensiamo che anche gli altri facciano la stessa cosa. Invece non funziona così e se vuoi qualcosa devi semplicemente chiedere.

Per riassumere: chiedere aiuto in un momento particolare della tua vita, non è necessariamente segno di debolezza, siamo esseri umani, per vincere la spinta a essere perfetti, dobbiamo essere capaci di riconoscere e accettare la nostra vulnerabilità!

Non sai mai quanto sei forte, finché essere forte è l’unica scelta che hai.

(Chuk Palahniuk)