Un genitore efficace è quello che si concede di essere una persona, una persona autentica. I figli apprezzano molto queste qualità di schiettezza e di umanità nei propri genitori.

Thomas Gordon, Genitori efficaci, 1970

I genitori che si aspettano gratitudine dai figli (e c’è persino chi la pretende) sono come usurai: rischiano volentieri il capitale pur di incassare gli interessi.

Franz Kafka, Diari, 1910/23

Quinto Specchio Esseno

È uno dei più potenti ma, secondo me, anche il più complicato da comprendere perché propone una lettura a più livelli.

Questa la lettura di Gregg Braden.
“Questo specchio ci mostra i nostri genitori nel corso della nostra interazione con loro.

Attraverso questo specchio dovremmo accettare la possibilità, che le azioni dei nostri genitori verso di noi riflettano le nostre credenze e aspettative nei confronti di un rapporto sacro: il rapporto fra noi e la nostra Madre e il nostro Padre Celeste; vale a dire con l’aspetto maschile e femminile del nostro creatore, in qualunque modo lo concepiamo.

In altre parola la nostra relazione con il Divino”.

Per esempio, continua Braden, se ci troviamo a vivere un rapporto con genitori da cui ci sentiamo continuamente giudicati o per i quali, anche fare del nostro meglio, non è mai abbastanza, è molto probabile che quel rapporto rifletta la seguente verità: siamo noi, che crediamo dentro di noi di non essere all’altezza e che forse non abbiamo capito il nostro ruolo nella relazione noi-Creatore. Questo specchio potente e impalpabile, forse più di altri, può svelare perché abbiamo vissuto le nostre vite in un determinato modo.

I rapporti umani ci offrono la possibilità di guarire il rapporto con i nostri surrogati terrestri e nel fare questo noi saniamo anche il rapporto con la controparte divina. Il tutto funziona anche all’inverso, nel guarire il rapporto con la controparte divina deve per forza sanarsi anche il rapporto con i genitori terrestri. Tutto questo non significa che, come figli, siete responsabili delle malattie dei vostri genitori o delle loro scelte di vita; loro hanno semplicemente accettato, a un determinato livello di consapevolezza, di reggere dinanzi a voi lo specchio che riflette le vostre aspettative e hanno scelto come proporvi quello specchio durante la loro vita.

Ricordano la loro vera natura? Esiste una parte della loro consapevolezza che fa dire loro:

Finalmente mio figlio ha compreso il messaggio, ora posso vivere la mia vita”. Oppure rimangono tanto invischiati nel loro sistema di credenze e nei loro ruoli terreni?

Il punto di vista di Gregg Braden è quindi focalizzato maggiormente sul ruolo “spirituale” del genitore, ma non dobbiamo dimenticare tutte le implicazioni pratiche e terrene in cui genitori e figli sono coinvolti.

In “Io sono me”, A. Miranda propone una lettura un po’ diversa, analizza anche il rapporto “terreno” tra genitori e figli e propone un brano, a me molto caro, tratto da Il Profeta di Kahlil Gibran.

I vostri figli non sono i vostri figli.

Sono i figli e le figlie della vita stessa. Essi non vengono da voi, ma attraverso voi,e non vi appartengono benché viviate insieme. Potete amarli, ma non costringerli ai vostri pensieri, poiché essi hanno i loro pensieri. Potete custodire i loro corpi, ma non le anime loro, poiché abitano case future che neppure in sogno potrete visitare. Cercherete d’imitarli, ma non potrete farli simili a voi, poiché la vita procede e non s’attarda su ieri. Voi siete gli archi da cui i figli, le vostre frecce vive, sono scoccate lontano.

L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero infinito e con la forza vi tende affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.

In gioia siate tesi nelle mani dell’Arciere, poiché ama il volo della freccia, così come ama l’immobilità dell’arco.

Cerchiamo di comprendere meglio il ruolo genitoriale nella fisica dei flussi:

La madre apre lo spazio e concede i permessi, il padre lo chiude, mette i paletti e pone le regole; sono atteggiamenti maschili e femminili caratteristici dei due ruoli.

Un figlio ha bisogno di crescere con entrambe le figure di riferimento e una volta uscito dall’ambiente domestico è decisivo che abbandoni tutto ciò che gli fa “credere” di essere sempre figlio rispetto ai propri genitori; il che non significa cancellarli dalla propria vita, ma iniziare un percorso di autonomia e indipendenza.

Nella religione cristiana il quarto comandamento recita “onora il padre e la madre” e con questo invita a rispettare dopo Dio, i genitori e tutti quelli che Dio ha rivestito di una qualche autorità… In realtà, il comandamento con le parole: madre e padre, probabilmente si riferisce alla parte divina o spirituale.

Il “problema” di questo specchio è nell’identificazione con le cose materiali e i ruoli.

Le funzioni di madre e padre che riguardano l’aspetto spirituale, si bloccano quando ci s’identifica con le cose terrene, quando diventano rilevanti gli attaccamenti.

Ci identifichiamo con dei ruoli e gli effetti che gli stessi hanno su di noi, ci allontanano dalla percezione di essere entità spirituali.

I nostri genitori sono degli Esseri, che attraverso i loro corpi, ci hanno permesso di essere… rompiamo questo specchio e torniamo in possesso della nostra identità spirituale.
 

“I figli non sono i nostri figli e i nostri genitori non sono i nostri genitori: le anime non sono dotate di carta d’identità”.

Se è il titolo di una poesia di Joseph Rudyard Kipling scritta nel 1895. Da “Ricompense e Fate” (“Rewards and Fairies”).

Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te la perdono, e te ne fanno colpa.
Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano, tenendo però considerazione anche del loro dubbio.
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
O essendo odiato, non dare spazio all’odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;
Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.
Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio senza mai far parola della tua perdita.
Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c’è più nulla
Se non la Volontà che dice loro: “Tenete duro!”
Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!

Come usare questo specchio?

Alcune considerazioni: circa l’80% degli oggetti che teniamo in casa, non ci servono, ma li accatastiamo lì, non si sa mai;
diamo solennità a celebrazioni e feste utili solo a frammentare la nostra identità.

Teniamo e ripetiamo comportamenti che ci legano o ricordano qualcosa o qualcuno al di fuori del tempo presente, abbassando il tono emozionale e deprimendoci ci riportano continuamente al passato.

Idolatriamo oggetti o ruoli che amplificano il nostro senso di separazione.

Rompere questi schemi eliminando tutto quello che è vecchio e non più utile; smettendo di idolatrare e vedere altri più grandi di noi… tutto questo porta alla rottura di questo specchio.
In altre parole, contare su noi stessi.
Non esistono maestri, noi siamo “maestro” di noi stessi.
Non esistono migliori, solo persone in cammino.
Nessuno al di fuori di noi può stabilire cosa sia giusto per la nostra evoluzione.
 

Le persone sono state create per essere amate e gli oggetti per essere usati. Se il mondo è nel caos, è perché gli oggetti vengono amati e le persone usate.

Jonathan Moldú

Le persone che si lamentano del proprio stato danno sempre la colpa alle circostanze. Le persone che vanno avanti in questo mondo sono quelle che si danno da fare e cercano le circostanze che vogliono e se non riescono a trovarle, le creano.

George Bernard Shaw, La professione della signora Warren, 1894