Il Bene e il Male sono i due sproni del mondo, e lo tengono in carreggiata. Se pungesse soltanto il Male, il mondo perderebbe l’equilibrio e cadrebbe tutto da una parte.

E così viceversa del Bene.

Carlo Bini, Manoscritto di un prigioniero, 1833

La vita ha due polarità: l’essere e il fare. L’essere è la tua natura: è sempre con te, non devi fare nulla per averlo. È qualcosa che esiste già, che sei fin da ora; non è qualcosa che possiedi.

Non esiste nessuna distanza: sei già il tuo essere. Il fare è una conquista.

Incipit di “I segreti della trasformazione”, di Osho Rajneesh

Il Sesto specchio Esseno

Siamo quasi alla fine… il sesto Specchio Esseno dei rapporti umani era chiamato dagli antichi: l’Oscura notte dell’anima.
Solo il titolo è sinistro in realtà, perché questo specchio parla di equilibrio da raggiungere, quindi quello che manifesta, non è altro che il disequilibrio in cui ci troviamo.

La vita propone alti e bassi, non ce ne accorgiamo quando va tutto bene, mentre è quando tocchiamo i bassi che percepiamo il pericolo e dobbiamo attivare le nostre “maestrie” per riportarci in equilibrio.
Tuttavia la vita (che è saggia) propone le sfide quando sa che abbiamo accumulato tutti gli strumenti che ci sono utili a superarle con relativa facilità;
come dire, fino a quando non hai tutti gli ingredienti utili a realizzare una bella torta, nessuno ti chiederà di cucinarla…

Da questa prospettiva, le sfide più alte della vita, quelle che ci sono imposte dai rapporti umani e forse anche dalla nostra stessa sopravvivenza, potrebbero essere percepite quindi, come delle grandi opportunità a nostra disposizione, utili a testare le nostre abilità.

E’ proprio attraverso lo specchio della “notte oscura dell’anima” che vediamo noi stessi privati forse per la prima volta di emozioni, sentimento e pensiero; senza tutte le sovrastrutture che ci siamo creati per proteggerci.

È in questa condizione, che potremo ritrovare la lucidità che non avevamo quando stavamo scivolando negli abissi; una volta usciti ci renderemo conto della perfezione della vita e della nostra potenza.

Siamo Esseri davvero molto abili a cacciarci nei guai, così come a uscirne.

Facciamo tutto da soli!

Ecco l’esempio proposto da Gregg Braden:

… Un giovane ingegnere, sposato e padre di due figlie che amava molto, lavorava in una compagnia di software di S. Francisco. Era un settore in continua crescita che ben presto lo indusse a viaggiare molto e trascorrere sempre meno tempo con la famiglia.
Quando era a casa, nei fine settimana, provava una sensazione di estraneità; non seguiva la crescita delle sue figlie né i loro progressi e la comunicazione fra lui e la moglie si era esaurita, non avevano più argomenti in comune.
Ad un certo punto, il suo ufficio assunse una donna di Los Angeles sua coetanea, anch’essa ingegnere; i due cominciarono a essere inviati spesso in missione insieme. Non passò molto tempo che entrambi cominciarono a credere di essere innamorati uno dell’altra.
Quando alla donna proposero di tornare a Los Angeles, anche lui chiese il trasferimento. Il suo ufficio era molto dispiaciuto della sua decisione e i suoi amici pensavano che fosse impazzito. La sua famiglia stava soffrendo molto, ma pur dispiacendosi per loro, pensava di avere diritto di iniziare una nuova vita e si trasferì anche lui a Los Angeles.

Solo dopo tre settimane però la nuova compagna gli disse: “Sai il nostro rapporto non è quello che credevo e vorrei che finisse qui.”
L’uomo era sconvolto. Che paura universale si era risvegliata in lui e cosa aveva distrutto la sua esistenza? La sua sofferenza condizionò a tal punto il suo lavoro che gli fu chiesto di dimettersi. Si ritrovò in una città estranea, senza amici, senza gruppo di sostegno, senza stipendio né lavoro e persino sulla lista nera di altre aziende dello stesso settore. Non aveva un luogo in cui tornare, perché aveva rinunciato a tutte le cose che gli erano state care. Il suo ufficio non lo rivoleva, la sua famiglia e i suoi amici non erano disponibili.
Andò da Braden e gli disse: “Cosa diavolo mi sta succedendo? Come faccio a riprendermi la mia famiglia?
E Gregg molto sinceramente gli rispose: “Congratulazioni! Il solo modo in cui qualcosa del genere è potuto accadere nella sua vita, è grazie al fatto che lei ha raggiunto il suo più alto livello di maestria…

Siamo maestri a creare disequilibrio nelle nostre vite, così come poi a trovare dentro di noi lo slancio che ci serve a dimostrare il grado di abilità che abbiamo raggiunto.

L’opportunità che la vita ci propone è il nulla: nessun punto di riferimento, nessuno cui chiedere o da cui andare. Tutto ciò su cui possiamo contare è noi stessi ed è a quel punto che ci rivolgeremo ai livelli più profondi del nostro essere.

Viviamo in un mondo, dove lo squilibrio è naturale, dove tutto è polare, dove avremo e non avremo; dove esistono il bianco e il nero, dove c’è tutto o niente…

Riassumendo:
la vita tende all’equilibrio e noi siamo maestri sia a cacciarci nei guai sia a uscirne, ma la domanda che potrebbe sorgere spontanea a questo punto riguarda le situazioni “negative” che affrontiamo e che si ripresentano nel tempo.

Pensavamo di averle risolte, invece cambiano gli attori, le comparse ma rimaniamo noi protagonisti a recitare la medesima sceneggiatura…

Ci siamo trovati nel nulla, abbiamo definito strumenti per ritornare all’equilibrio eppure ci si troviamo al punto di partenza… che cosa non abbiamo “imparato”?

Possiamo fregare tutti, ma non la nostra mente, quindi le cose non risolte o risolte in parte rimarranno nella to do list!

Quante volte ci è capitato di cambiare tutto quello che stava fuori di noi, pensando di aver finalmente risolto il problema? Cambiato lavoro, partner, casa, amicizie… senza renderci conto che la criticità stava dentro di noi e le situazioni che pensavamo di aver finalmente escluso dalla nostra vita ritornano e di volta in volta il tono aumenta…

Se ho l’attitudine a dare eccessiva confidenza agli altri per poi lamentarmi se loro se ne approfittano, non basterà che io cambi ambiente o relazioni… quello che dovrà cambiare sarà il mio atteggiamento…

Altro esempio se una persona che si è sempre sentita sola, finalmente conoscerà qualcuno con cui stringere una relazione ideale, dovrà modificare il proprio sentire altrimenti lo perderà; non potrà continuare a pensarsi e sentirsi sola…

La condizione di questo sesto specchio, in ultima analisi, ci porta a saper esprimere le nostre qualità interiori per riportare la nostra condizione umana nella massima espressione del proprio Sé.

Come possiamo usarlo? Fondamentale ascoltare la nostra voce interiore e affinare la nostra sensibilità etica per capire dove ci sia armonia.

Inoltre fare in modo che la paura di perdere “l’ammirazione” non condizioni le nostre azioni e quello che sentiamo essere giusto.

Da il Profeta di Kahlil Gibran …”Allora una Donna disse: Parlaci della Gioia e del Dolore. Ed egli rispose: La vostra gioia è il vostro dolore senza maschera, E quello stesso pozzo che fa scaturire il riso fu sovente colmo delle vostre lacrime. E come potrebbe essere altrimenti? Più a fondo vi scava il dolore, più gioia potrete poi contenere: La coppa in cui versate il vostro vino, non è la stessa cotta nel forno del vasaio? E il liuto che addolcisce il vostro spirito, non è lo stesso legno svuotato dal coltello? Quando siete felici, scrutate in fondo al cuore e scoprirete che è ciò che vi ha fatto soffrire a darvi ora la gioia; E quando siete afflitti, guardate ancora nel cuore, e scoprirete che state piangendo solo per ciò che vi ha reso felici. Alcuni di voi dicono: “La gioia è più grande del dolore”, mentre altri dicono: “No, il dolore è più grande”. Ma io vi dico che sono inseparabili: Essi giungono insieme, e quando l’una siede a tavola con voi, ricordate che l’altro dorme nel vostro letto.

In verità, siete bilance oscillanti tra il dolore e la gioia: Solo quando siete vuoti, state fermi e in equilibrio. E quando il tesoriere vi alzerà per pesare l’oro e l’argento, allora la gioia o il dolore dovranno a turno sollevarsi o cadere.

… al prossimo specchio!