Se avessi una preghiera sarebbe questa: “Dio, risparmiami dal desiderio d’amore, approvazione e apprezzamento. Amen” Byron Katie

Michael Neil dal suo libro Supercoach, con quest’aforisma introduce uno dei “10 segreti che ti cambiano la vita”; si tratta dell’ottavo che sviluppa quest’argomento:
“Come chiedere qualcosa a chiunque”

La prima domanda che propone Michael è:
Che cosa fa sì che una persona, senza apparenti problemi, chieda facilmente quello che vuole, mentre altre si bloccano prima di formulare la richiesta?

Il suo segreto si basa sul fatto che:
“Puoi chiedere qualsiasi cosa a chiunque, se sei pronto ad accettare che possa dire di no.”

Questo vale in tutti gli ambiti della nostra vita sia nella sfera privata e affettiva sia in quella professionale. Se impariamo a prendere le distanze da un no e dalla percezione che si tratti di un rifiuto alla persona, eviteremmo di rimanere intrappolati in uno schema mentale di negazione che condizionerà ogni nostra futura richiesta.

Per affrontare con maggiore facilità “no” come risposta è utile comprendere che a supportare la negazione ci sono sempre tre ragioni fondamentali:

  1. L’altro potrebbe aver paura di subire qualcosa che non vuole;
  2. La richiesta non è stata formulata con chiarezza e le informazioni possono non essere sufficienti;
  3. Oppure semplicemente non vogliono essere, fare o avere ciò che viene loro richiesto.


Se la risposta è legata alla paura, riguarda il loro stato interiore, non noi come persone, né la richiesta stessa.
Se la motivazione è legata alla scarsità d’informazioni [sarà comunque impersonale] starà a noi decidere se fornirne ulteriori, e sensibilizzare una decisione consapevole.
Se invece la negazione è legata al loro “non volere” riguarderà comunque loro, non noi. Riguarderà la fiducia sul loro intuito, consapevolezza e saggezza interiore.

Allora perché continuare a percepirlo come qualcosa di personale?
Forse perché chi chiede, è un “noi” onnicomprensivo, che mette in gioco: immagine, autostima e a volte sopravvivenza fisica.

È come formulassimo una richiesta in questo modo:
Faresti gentilmente come ti chiedo, dandomi la tua approvazione, affermando la mia natura di essere umano, assicurandoti che io abbia ciò di cui ho bisogno per sopravvivere e facendomi capire che merito il tuo consenso?
Se riuscissimo a spostare l’attenzione sul nostro interlocutore, sui vantaggi che quanto stiamo chiedendo comporterà, diventerà tutto più facile e non saremo noi a sentirci rifiutati qualora la sua risposta fosse negativa.

Per farla breve, il desiderio di approvazione di cui abbiamo bisogno per sentirci bene e al sicuro non lo troveremo negli altri, ma dentro di noi e a quel punto, nessuno potrà metterci a disagio o in discussione.
Niente di quanto chiediamo e ci è dato dall’esterno, potrà riempire un vuoto dentro di noi.

Il super-consiglio sul come chiedere, Michael lo prende in prestito da “L’effetto Aladino” di Jack Canfield e Mark Hansen che offrono questi otto suggerimenti:

  1. Chiedi qualcosa come se ti aspettassi di ottenerlo;
  2. Chiedi a chi può darti ciò che vuoi;
  3. [questo mi ricorda Il re del Piccolo Principe che alla richiesta insistente del piccolo di vedere un tramonto disse: […]“Se ordinassi a un generale di volare da un fiore all’altro come una farfalla, o di scrivere una tragedia, o di trasformarsi in un uccello marino; e se il generale non eseguisse l’ordine ricevuto, chi avrebbe torto, lui o io? […] “Esatto bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare… “ i suoi erano ordini ragionevoli…]

  4. Esprimi la tua richiesta in modo chiaro e dettagliato;
  5. Chiedi con creatività e senso dell’umorismo;
  6. Chiedi col cuore;
  7. Sii pronto a dare qualcosa in cambio;
  8. Chiedi più volte;
  9. Accetta eventuali “no” con affabilità.

Tendiamo a sentirci intimoriti da chi percepiamo “migliori” di noi e una loro negazione pesa molto più di una ricevuta da chi consideriamo in qualche modo inferiori a noi.

Forse se imparassimo a considerare le persone uniche quanto lo siamo noi, né migliori né peggiori, potremmo instaurare relazioni e connessioni più profonde e durature.

Il ladro di biscotti

Una giovane donna doveva prendere il treno alle 17.15 alla stazione di Paddington ma era in anticipo, così decise di comprarsi uno snack. Il profumo di biscotti appena sfornati catturò la sua attenzione e ne comprò sacchetto pieno per ingannare il tempo in attesa del treno.

Sebbene la banchina fosse gremita di gente, un signore dall’aspetto gentile fece spazio su una panchina e lei si sedette riconoscente. Dopo qualche istante, affondò la mano nel sacchetto e tirò fuori il primo dei dolci di quel pomeriggio. Per sua sorpresa, un attimo dopo il “signore” pescò nel sacchetto a sua volta e prese un biscotto per sé. Scioccata dalla temerarietà del suo comportamento maleducato, decise di essere superiore e non disse nulla. Guardandosi attorno per vedere se qualcuno avesse visto la scena, preso secondo biscotto dal sacchetto, determinata a gustarselo. Ma prima ancora che avesse avuto il tempo di mandar giù il primo boccone, l’uomo, ancora una volta, infilò la mano nel sacchetto prelevò un altro biscotto. Sebbene avesse malcelato il suo disappunto, la ragazza restò in silenzio, ancora sconcertata dal coraggio di quel gesto.

Il furto di biscotti si protrasse nei minuti successivi come una partita di tennis, prima la sua mano nel sacchetto e poi quella dello sconosciuto finché non rimase solo un biscotto.

“Certamente non prenderà l’ultimo rimasto” pensò tra sé e sé. Non avrebbe osato farlo. Oppure sì? Ma non appena ebbe finito di fare questo pensiero, la mano dell’uomo sparì in fondo al sacchetto ed emerse con l’ultimo, gustoso, biscotto.

Per sua sorpresa, l’uomo le sorrise spezzando il biscotto in due, porgendole la metà più grande e alzandosi per gettare il sacchetto vuoto. Poi si allontanò, senza dubbio per trovare un’altra giovane donna sprovveduta di cui approfittare. Proprio in quel momento il treno delle 17:15 entrò nella stazione di Paddington.

Alzandosi per salire a bordo, ancora fremente di rabbia per via del comportamento di quell’estraneo, notò con sgomento un sacchetto pieno di biscotti a terra, accanto ai suoi piedi, li dove lo aveva lasciato.

biscotti1 

È difficile immaginare l’epilogo della storia durante la lettura… si è quasi indotti a provare sdegno per l’insolenza di quel “signore”… ma di chi erano i biscotti che avevano mangiato? Chi avrebbe dovuto chiedere a chi?