The Special Need

Enea ha trent’anni, un lavoro e un problema. Anzi: più che un problema, una necessità. Una necessità speciale: fare (finalmente) l’amore. Enea ha anche due amici, Carlo e Alex, fermamente decisi ad aiutarlo. A prenderlo sottobraccio con allegra dolcezza.

Se non è facile realizzare i propri sogni, non è certamente facile realizzare quelli degli altri. E il sogno di Enea, impigliato nella rete dell’autismo, richiede una manutenzione delicatissima. Basteranno un piccolo viaggio e una grande complicità tutta maschile per creare le giuste condizioni?

Documentario on the road, ma prima ancora potente indagine sentimentale, The Special Need diretto da Carlo Zoratti racconta la normalità della diversità senza mai salire in cattedra e senza mai perdere di vista la leggerezza della narrazione. Una leggerezza densa, a tratti poetica, dentro cui ognuno può riconoscere gli entusiasmi, i dubbi e le fragilità della vita quotidiana.

Avevo sentito parlare di questo documentario lo scorso anno in occasione della sua uscita e una parte di me si rifiutava di approfondirne i contenuti.

La vita, nella sua infinita generosità ha bussato una seconda volta, potevo rifiutare l’invito?

Affrontare la sessualità è già arduo per noi stessi, farlo per i propri figli o per persone in difficoltà lo è ancor di più.

The Special Need è una bella storia, raccontata bene, con grande rispetto e delicatezza. Vederla ha scatenato in me una serie di riflessioni che però non parlano di diversità.

Il bisogno di essere amati, di considerare qualcuno o essere considerati è una realtà e una necessità che accompagna ogni essere umano, tutta l’umanità senza di distinzione di sesso, etnia o abilità.Ci stupiamo forse per il modo con cui questo bisogno è manifestato?

Nel caso di Enea, lui si propone alle ragazze con semplicità, educazione e rispetto, e nel caso siano impegnate, le lascia stare. Lui non può capire le ragioni della loro negazione, ha vissuto la sua realtà da sempre, è l’unica che conosce, quindi per lui è normale la sua richiesta, non si percepisce diverso dagli altri.

Quello che chiede, in fondo è legittimo: una compagna per la vita.

Enea, però, a differenza di altri ragazzi come lui ha una immensa fortuna, l’amicizia di Carlo e Alex che prendono a cuore il suo bisogno e si prodigano per soddisfarlo.

Lo fanno, ovviamente, dal loro punto di vista, in qualche modo rispondendo ai propri bisogni: fare sesso.

Mettono in moto una ricerca che li porterà lontano, sotto tutti i punti di vista; ricerca che permetterà a Enea di prendere coscienza, dare consistenza e tradurre un ideale, un sogno, anche se questo poi limiterà le sue aspettative.

Quello che emerge immediatamente e che mi ha colpito, è che i tre amici parlavano la stessa lingua, ma intendevano cose diverse: non era sesso quello che voleva Enea, ma amore, condivisione, partecipazione; il sesso semmai dopo, e solo con quella che lui avrebbe ritenuto essere la donna della sua vita.

Quando Enea ha capito che l’esperienza che stava vivendo era limitata a quella specifica situazione, ha deciso di non andare fino in fondo, per lui non aveva senso.

Perché è così difficile capire che tutti, e dico proprio tutti: belli e brutti, grassi e magri, normodotati e non, hanno bisogno di amore?

Forse evitare di parlarne, di affrontare l’argomento, lo elimina?

Che cosa rende “speciale” il bisogno di Enea o di altri come lui?

Martino, mio figlio – anche lui autistico – alla sua prima cotta mi ha proposto un punto di vista illuminante.

Stava frequentando le superiori e gli piaceva una sua compagna di classe.
Ero profondamente preoccupata, non sapevo cosa dire o fare, immaginavo già la sua delusione quando per ovvie ragioni sarebbe stato rifiutato…

Ho affrontato l’argomento con lui facendo un largo giro… parlando delle storie d’amore della letteratura, di Paolo e Francesca, di Dante e Beatrice, di Romeo e Giulietta… al che, lui mi ha bloccato e mi ha scritto: “Mamma, ma di cosa stai parlando? Queste sono tragedie… io sto parlando di innamorarsi, stai tranquilla non è importante che lei mi ami o no, io voglio solo sperimentare questa emozione/sentimento di cui tutti parlano, ma riguarda me e prescinde da quello che prova lei…

Mi ha lasciato di stucco e mi sono sentita un po’ stupida. Io avevo immaginato il dramma, l’inimmaginabile; lo avevo fatto partendo dalla mia realtà, dai miei bisogni, dalle mie convinzioni, da tutti i condizionamenti che viviamo quotidianamente.

Nella sua profonda purezza Enea cercava l’altra parte, quella che lo avrebbe completato, che lo avrebbe stimolato e accolto così com’è, esattamente quello che fa ognuno di noi; così come Martino voleva sperimentare questo fantomatico amore di cui tutti fanno un gran parlare.

Dal mio punto di vista non esistono bisogni speciali; esistono bisogni e basta! Questi però, non possono essere soddisfatti in modo seriale.

La cosa bella di questa storia è che il “bisogno speciale” è stato affrontato nel modo più normale possibile, fra amici.