Finché non avrete la disciplina interiore che mantiene calma la mente, per quante comodità esteriori possiate avere, non riuscirete mai a sperimentare quel sentimento di gioia e di felicità che andate cercando

Tenzin Gyatso, Dalai Lama, autorità religiosa tibetana (6 luglio 1935)

Avevo tenuto in serbo da qualche tempo la lettura di un libricino: L’Antroposofia, il messaggio di Steiner di A. Gallerano e G. Burrini edito da Xenia, che riassume i fondamentali della scienza dello spirito.

Finalmente mi sono regalata il tempo per riannodare i fili di un argomento che mi sta particolarmente a cuore.

In appendice a questo piccolo libro, sono proposti sei esercizi che, a detta degli autori, favoriscono l’evoluzione interiore secondo la Scienza dello Spirito. Sono gli ostacoli interiori ed esteriori che incontriamo a precludere lo sviluppo spontaneo delle facoltà di cui siamo dotati.

Si tratta di sei esercizi ognuno dei quali avrà la durata di un mese; niente di totalmente innovativo, la cosa nuova è forse trovarli proposti in una sequenza organica che ha una sua logica nella filosofia antroposofica. Ogni esercizio comporta un’evoluzione graduale sui tre piani delle facoltà costitutive dell’essere umano: pensare, sentire e volere.

Per ragioni di spazio li propongo in una sintesi, ricordando che ogni esercizio si divide in tre parti: a) concentrazione nel pensare, b) sottile attenzione e c)irraggiamento delle forze.

La prima regola, riguarda la conquista di un pensiero perfettamente chiaro, cioè liberarsi almeno per un breve momento della giornata dei pensieri che si muovono come fuochi fatui. Non saremo padroni dei nostri pensieri fino a quando un condizionamento esterno catalizzerà la nostra attenzione e la condurrà fuori dal nostro controllo.

Come fare? Decidere noi quale sarà il pensiero da seguire; non dovrà essere necessariamente una cosa di particolare interesse, anzi meglio concentrarsi su uno spillo piuttosto che su una cosa importante.

Dedicheremo quindi cinque o più minuti in un momento della giornata (meglio se tutti i giorni lo stesso) associando all’oggetto tutto quello che gli si potrà ricollegare obiettivamente; un’associazione libera ma consapevole.

Alla fine quel pensiero dovrà permanere vivo come all’inizio, ciò procurerà un sentimento interiore di fermezza e sicurezza.

Questo esercizio va eseguito per almeno trenta giorni; può essere lo stesso pensiero o uno diverso e nuovo ogni giorno, la cosa importante è mantenere il processo.

La seconda regola riguarda l’azione. Consiste nel decidere di fare qualcosa che esula le normali occupazioni, ad esempio prendersi cura di una pianta o una qualsiasi altra azione ma consapevole e continua; un impegno quotidiano, qualcosa che ci si sforza di fare.

Nei giorni a seguire, aumentare le occupazioni aggiungendone una seconda, una terza; non vanno sostituite le precedenti ma aggiunte di nuove.

Questo esercizio desterà un impulso interiore all’azione.

Durante questo secondo mese è importante perseverare nell’esecuzione del primo esercizio pur non facendone un dovere quasi esclusivo come nel primo mese, è importante non perderlo di vista in modo che i pensieri non riprendano a uscire dal nostro controllo.

Il nuovo esercizio per il terzo mese è l’educazione a una certa equanimità di fronte alle oscillazioni tra piacere e dolore, tra gioia e sofferenza.

La contrapposizione tra esultante gioia e tristezza profonda, dovrà lasciare il posto a una sottile indifferenza agli eccessi; in altre parole non permettere a nessuna gioia di farci perdere la testa, né ad alcuna sofferenza di schiacciarci; un guardare oggettivamente alle cose e un’attenzione costante alla vita interiore che ci farà scoprire una condizione di calma interiore.

In questo terzo mese non dovremo dimenticare i due esercizi precedenti che dovranno continuare a essere eseguiti.

Il quarto esercizio è chiamato della positività e consiste nel cercare costantemente in tutti gli esseri, cose ed esperienze, ciò che c’è di eccellente, buono e bello.

Equivale anche all’astenersi dalla critica, sforzandosi di mettere in luce solo le cose positive. Un’attitudine che porterà a vedere cose che prima sfuggivano alla nostra attenzione e la propensione a creare una certa felicità nell’anima.

Un sentimento che parte dal cuore e va verso l’esterno, per acquisire una più intima relazione con lo spazio esterno, una sorta di dilatazione. Un esercizio che richiede una buona dose di concentrazione e il riconoscimento del fatto, che ogni moto passionale dell’anima, ogni tempesta emotiva, può distruggere questa predisposizione dell’anima.

Anche in questo mese ci si sforzerà di continuare le attività iniziate nei mesi precedenti.

Il quinto mese sarà dedicato a coltivare il sentimento di “spregiudicata apertura” nell’affrontare ogni nuova esperienza.

Le credenze e convinzioni maturate non dovranno essere un ostacolo che impedisce di accogliere nuove verità.

Il sentimento che se ne ricaverà sarà l’impressione che lo spazio dilatato percepito dal quarto esercizio, diventa vivo, dinamico, in movimento; una sottile vibrazione che sarà percepita dai nostri cinque sensi.

La sesta regola consiste nel fare e rifare i cinque esercizi precedenti in modo sistematico e, nella verifica dell’equilibrio che si verrà a determinare nella nostra interiorità.

Si noterà la scomparsa del malcontento che si provava di fronte a certi fatti, regnerà una disposizione interiore che armonizza tutti gli eventi. Non si tratta d’indifferenza ma di essere in grado ora, di migliorare ed evolvere il mondo intorno a noi; una disposizione dell’anima a una calma comprensione.

 
In sintesi:

  • Conquistare un pensiero perfettamente chiaro e consapevole;
  • Scegliere di agire consapevolmente e volontariamente;
  • Educazione a una certa equanimità; la ricerca di equilibrio tra gli eccessi nel bene e nel male;
  • Positività: individuare sempre la parte positiva delle cose/persone/emozioni;
  • Spregiudicata apertura nell’accogliere nuove verità.
  • Fare e rifare fino a conseguire una disposizione interiore armonizzante e in grado di migliorare ed evolvere il mondo intorno a noi.

Il nostro tempo è limitato, per cui non lo dobbiamo sprecare vivendo la vita di qualcun altro. Non facciamoci intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario.

(Steve Jobs)