È prerogativa dell’essere umano comunicare, lo facciamo in tanti modi e con obiettivi diversi, a volte per soddisfare un bisogno primario o secondario, altre semplicemente per il piacere di instaurare una relazione con un altro individuo, per curiosità, desiderio di conoscenza, condivisione e, la lista potrebbe continuare all’infinito…

Mi sono spesso chiesta quanto del significato che io attribuisco all’argomento di cui sto parlando, sia realmente condiviso.

Quante volte ci è capitato di parlare con qualcuno e scoprire solo alla fine che si stava parlando di due cose diverse o anche solo percepite in modo diverso e quindi probabili cause di fraintendimenti?

E quante scuse: “ma io pensavo ti riferissi a questo”, “io avevo capito un’altra cosa”, “ma come, non stavamo parlando di…

Pur appartenendo alla stessa cultura, possiamo attribuire significati differenti anche solo per aver vissuto un’esperienza inconsueta, incontrato un nuovo punto di vista o sperimentato una situazione singolare. La socializzazione ci porta a una continua rivisitazione e ricostituzione del nostro ruolo, spesso senza neppure rendercene conto.

Tuttavia c’è una regia che sottende a tutto questo che io chiamo consapevolezza e conoscenza, per essere efficaci nella comunicazione è fondamentale, almeno lo è stato per me, capire come funziona, quanto c’è di automatico e quanto no, quanto ci lasciamo trasportare dalle routine – che peraltro sono fondamentali, altrimenti sai che fatica – e quanto siamo invece creativi e innovativi nelle relazioni che instauriamo.

Faccio un passo indietro per approfondire qualcosa che può sembrare scontato e banale anche se forse non lo è:

la comunicazione, sia “faccia a faccia” o “mediata” si basa su una matrice (Modello generale della comunicazione tratto dalla Teoria matematica della comunicazione – Shannon, Weaver, 1949) che prevede due attori: l’Emittente che produce e invia il Messaggio, il Destinatario che riceve e interpreta il messaggio; e due componenti essenziali, il Canale cioè il mezzo fisico attraverso cui passa la comunicazione e il Codice che rappresenta il mezzo simbolico con il quale i due attori sopracitati mettono in relazione un significante (es. la parola cane) con un significato (animale a quattro zampe).

Canale è libro e le sue pagine, è l’aria che veicola la voce di chi parla, ma è anche uno smartphone, un computer etc.; il Codice è invece la grammatica della lingua che parliamo, le convenzioni che regolano i nostri comportamenti e costumi etc.
 
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Tuttavia, mentre è abbastanza semplice comprendere il percorso che compie un messaggio che parte da qualcuno e, attraverso un canale arriva a qualcun altro; è un po’ più complicata la valenza del codice che, in mancanza di comunanza di significato tra chi trasmette e chi riceve, può compromettere in tutto o in parte il buon esito della comunicazione.

Mentre nella comunicazione faccia a faccia la compresenza fisica, l’ausilio della comunicazione non verbale, il feedback immediato, ti aiutano a capire immediatamente se c’è o no condivisione di codici e qualora non ci sia, puoi chiedere informazioni e/o precisazioni, spiegare e riformulare il messaggio fino alla completa comprensione e condivisione.

Nella comunicazione mediata invece il messaggio prodotto e trasmesso dall’Emittente non è quasi mai lo stesso messaggio ricevuto e interpretato dal Destinatario perché il significato che attribuisco io può essere diverso da quello che attribuisce l’altro, inoltre status, ideologia, stile di vita e cultura del Destinatario influenzano parecchio la capacità di riconoscere, decodificare e quindi interpretare il messaggio così come era stato pensato.

Molto bene, e quindi?

L’avvento della tecnologia ci ha “obbligato” a individuare strategie e metodologie utili a produrre messaggi mirati ed efficaci, soprattutto a renderci consapevoli delle potenzialità e del corretto uso nelle diverse situazioni.
L’importanza delle correzioni apportate da Umberto Eco e Paolo Fabbri allo schema della teoria matematica riguarda tre fattori principali:

  1. La trasmissione non è lineare da emittente a destinatario, è invece la trasformazione da un sistema semiotico all’altro grazie all’utilizzo di codici e sottocodici non sempre coincidenti tra loro; secondo Eco e Fabbri il modello tradizionale non teneva conto che l’intenzione comunicativa dell’emittente coincidesse con l’interpretazione del destinatario. I modelli semiotici mettono in discussione proprio l’eventualità che il messaggio trasmesso sia identico a quello ricevuto perché, poli ultimi delle trasformazioni sono le “teste” – le abilità, le competenze e la cultura di Emittente e Destinatario.
  2. Contesti culturali e sociali utilizzano sottocodici diversi e l’operazione di codifica e decodifica non è un automatismo poiché entrambi i poli utilizzano competenze e aspettative proprie, che non sempre l’emittente può prevedere e il codice non sempre comprende.
  3. E per finire il feedback, quale negoziazione tra le intenzioni comunicative dell’Emittente e le disposizioni interpretative del destinatario.

Proviamo a capire meglio, il primo di questi modelli, il semiotico informazionale – riguarda la presenza di sottocodici che costituiscono varianti del codice che, per motivi diversi, possono essere attivati da emittente o destinatario in relazione alle loro competenze comunicative e alla situazione socio-culturale di riferimento.

Per esempio, immaginiamo che sfogliando una rivista ci imbattiamo in una foto che rappresenta un corteo di persone vestite di bianco, la nostra cultura potrebbe portarci a pensare a un matrimonio, in realtà è un corteo funebre indiano; nella loro cultura il bianco è legato alla morte, mentre in quella occidentale è legato alla nascita o a un matrimonio…

Sottocodici che spesso apportano quindi significati esclusivi che si aggiungono ai codici di base e che, nella loro diversità, producono fraintendimenti o rifiuti dei contenuti della comunicazione.

Il modello prevede varie tipologie di incomprensioni (rifiuti) per carenza, disparità o interferenze circostanziali di codici. Duplicazioni del messaggio e moltiplicazione dei codici, costituiscono solo il principio di un radicale processo di revisione, la tappa successiva è costituita dal modello semiotico-testuale, che sarà oggetto di un prossimo post.

tratto da Sociologia delle Comunicazioni di Massa di Renato Stella edizioni Utet

Modelli semiotici