Il termine negoziazione di significato di un messaggio l’abbiamo introdotto con il modello semiotico-testuale. Con quest’ultimo modello semiotico-enunciazionale andiamo oltre e, produzione e fruizione di un messaggio diventano il risultato di una complessa negoziazione che assume la forma di conversazione all’interno del testo, tra i simulacri di Emittente e Destinatario.

Che cosa intendiamo un simulacro? Possiamo considerarlo un fantasma, una sorta di alter-ego; in ogni caso quello che accade è la messa in scena di una conversazione tra due personaggi che chiameremo enunciatori (enunciazione anziché genericamente comunicazione, significa considerare condizioni e contesto all’interno del quale si comunica). Pertanto l’Emittente, dopo essersi fatto un’idea di: bisogni comunicativi e competenze del Destinatario, mette in scena un teatrino virtuale i cui attori i simulacri interni al messaggio, rappresentano entrambi i protagonisti della conversazione (simulacro dell’Emittente e del Destinatario).

A teorizzare il concetto di simulacro fu il sociologo Jean Baudrillard, che lo definì come un significante cui non corrisponde nessun significato; una parola, un concetto, un’immagine che vive di per sé, che simula la realtà ma non la rappresenta. Diceva in proposito Baudrillard: “Il simulacro non è mai ciò che nasconde la verità ma è la verità che nasconde il fatto che non c’è alcuna verità. Il simulacro è vero”.

Facciamo un passo indietro per ricordare che a differenza della comunicazione faccia a faccia quella mediata riduce e a volte fa scomparire le coordinate di spazio e tempo dell’interazione; emittente e destinatario non vivono il qui e ora della compresenza e possono non avere percezione l’uno dell’altro. La comunicazione di massa è così costruita entro una cornice artificiale all’interno della quale si procede a tentoni o con strumenti vicari e, in mancanza di riferimenti di contesto si può compromettere la comunicazione in sé. L’emittente oltre a determinare la forma dei propri messaggi pensando ai contenuti, deve ipotizzare possibili convinzioni, aspettative e comportamenti interpretativi dei destinatari, azioni che lo porteranno a costruire un simulacro del destinatario.

Le Idee presuntive sono quindi elaborate come ipotesi di lavoro e costituiscono, per l’Emittente, la cornice entro cui prenderà forma e contenuto il messaggio stesso.

Immaginiamo di scrivere a qualcuno per proporgli qualcosa, per entrare in sintonia con il nostro interlocutore, adatteremo stile e tono della missiva alla rappresentazione che ci siamo fatti di lui. Quanto scriveremo, sarà costruito supponendo che egli corrisponda al nostro modello mentale e che reagisca nel modo che ci aspettiamo attuando una vera e propria interpretazione anticipatoria.
 
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Costruito il simulacro del nostro interlocutore, per permettere la conversazione, dobbiamo costruire anche il nostro simulacro che sarà costituito dall’anticipazione delle nostre aspettative legate ai bisogni comunicativi e alle competenze del Destinatario. Il gioco dei simulacri comprende due figure che conversano tra loro nel messaggio.

A questo punto abbiamo bisogno di una nuova distinzione tra Enunciatore ed Enunciatario empirico (emittente e destinatario del messaggio, reali) e i relativi simulacri che vivono all’interno del messaggio e sono prodotti dall’Emittente. I messaggi creati dall’emittente dovranno essere riconosciuti e, accettate le regole entro cui avviene l’interazione testuale dal destinatario, altrimenti la comunicazione può fallire in tutto o in parte [in altre parole l’Enunciatario empirico (destinatario) deve rispettare i percorsi di lettura e le intenzioni comunicative dell’Enunciatore empirico (emittente) perché la comunicazione vada a buon fine]. Facoltà del destinatario sarà: accettare in toto, in parte o rifiutare; possibili interpretazioni che Stuart Hall aveva definito: lettura dominante, negoziata o oppositiva o per dirla alla Eco e Fabbri “interpretazione aberrante”.
 

Aberrazione: Allontanarsi dalla norma, deviare, sviare… La discordanza tra i sottocodici spiega come sia possibile che lo stesso messaggio ottenga interpretazioni poco o molto diverse tra chi lo ha prodotto e chi lo riceve. Eco e Fabbri chiamano questo fenomeno: decodifica aberrante “il termine aberrante non ha necessariamente un senso negativo, bensì significa diverso dal modo in cui l’emittente sperava che il messaggio fosse decodificato”.

Una delle spiegazioni più affascinanti del processo è data da Gianfranco Bettetini (1984) in relazione al meccanismo della suspense. Per attivare questo meccanismo in un film giallo ad esempio, lo spettatore deve essere messo a conoscenza di particolari ignorati dai personaggi della pellicola. Il fatto che noi spettatori sappiamo cose che non sono a conoscenza dei personaggi crea una complicità tra l’autore del film e noi – un simile travaso di conoscenze avviene attraverso la struttura del testo. Il coinvolgimento prevede quindi la funzione di simulacri: l’autore che ci conduce in quella situazione vedrà il suo il fantasma conversare con il nostro.

Attraverso il proprio simulacro, l’autore da avvio alla dinamica della suspense; dice alcune cose, ne tace altre, e ci tiene in sospeso. La suspense però funziona solo se facciamo nostra l’impostazione data dall’autore all’interazione tra simulacri, se ne accettiamo la decodifica dominante (Stuart Hall). semiotico-enuncia-film

Lo spettatore può assumere tre diverse posizioni:

  • Non accetta per nulla il contratto comunicativo, non avverte suspense, rifiuta di riconoscerci nel simulacro e dà una lettura parodistica anziché drammatica della storia; la sua sarà una lettura oppositiva.
  • Oppure, lo spettatore è un esperto di questo genere e cerca di anticipare per suo conto l’evolversi della vicenda e si riconosce solo in parte nel simulacro, in questo caso si tratterà di una Lettura negoziata.
  • Terza ipotesi, Il film piace e coinvolge, lo spettatore resta appeso al simulacro: l’autore ha immaginato proprio lo spettatore ideale; in quest’ultimo caso si tratterà di una Lettura dominante.

L’esplorazione di questi modelli ha aperto un sipario e offerto una visione su cosa accade nel retroscena; aiuta a capire perché ci sia chiesto con insistenza cosa ci piace e cosa no, cosa facciamo, con chi e quando; più informazioni forniamo di noi, più i messaggi che ci arrivano, sempre più mirati, ci riguardano e producono l’effetto desiderato dall’emittente.

tratto da Sociologia delle Comunicazioni di Massa di Renato Stella edizioni Utet

Quindi, i modelli semiotici offrono strumenti operativi utili a creare messaggi efficaci, quanto più in linea con le intenzioni comunicative dell’Emittente ma permettono a noi di capire un po’ meglio il nostro ruolo e decidere noi quando accettare le sue regole, negoziarle o rifiutarle.
 

La conoscenza ci rende sempre più liberi di decidere e meno vittime di scelte altrui.

Modelli semiotici